droni militari USA
Negli Stati Uniti si è svolta una prova che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono impiegati i droni militari. Per la prima volta, un MQ-9A Reaper Block 5 ha lanciato in volo due Switchblade 600, le cosiddette munizioni circuitanti prodotte da AeroVironment. L’esperimento, condotto lo scorso luglio al poligono dell’U.S. Army di Yuma (Arizona), dimostra come un drone di grandi dimensioni possa trasformarsi in una vera e propria piattaforma madre capace di trasportare e rilasciare sistemi più piccoli e letali.
Un debutto assoluto
Fino ad oggi lo Switchblade 600 era stato utilizzato esclusivamente da lanciatori terrestri. Il test americano segna invece la prima volta che questa arma viene sganciata direttamente da un drone, ampliando le possibilità operative. Il vantaggio è duplice: il Reaper può rimanere lontano da zone ad alto rischio, mentre lo Switchblade, più piccolo e difficile da intercettare, estende il raggio d’azione e individua con precisione il bersaglio. Durante le prove, sono stati effettuati due lanci: uno con testata inerte e uno con carica esplosiva. In entrambi i casi, il controllo del drone kamikaze è passato dal team a bordo del Reaper a una squadra a terra più vicina alla zona di operazioni, dimostrando la flessibilità del sistema.
Perché il test è importante
Il successo della missione non è solo simbolico. Secondo David R. Alexander, presidente di General Atomics Aeronautical Systems, l’esperimento ha un impatto concreto per i soldati, offrendo “nuove opzioni tattiche e un valore immediato sul campo di battaglia”. L’integrazione tra i due sistemi ha inoltre permesso di testare la trasmissione dati in tempo reale, con aggiornamenti costanti su guida e navigazione. Questo aspetto è cruciale per garantire che lo Switchblade possa operare in scenari complessi, con ostacoli e difese nemiche.
Switchblade 600: arma già conosciuta
Lo Switchblade 600 non è una novità assoluta nei teatri operativi. È già stato impiegato in diversi conflitti grazie alla sua capacità di “loitering”: può cioè restare in volo in attesa del bersaglio, per poi colpire con estrema precisione veicoli blindati o altre minacce.
La possibilità di lanciarlo da un Reaper amplia notevolmente il suo utilizzo, soprattutto con l’ausilio delle connessioni satellitari (SATCOM), che consentono di intervenire a distanze molto superiori rispetto a quelle coperte dalle unità di terra.
Verso una nuova dottrina militare
Per AeroVironment, il test è la prova che tecnologie già mature possono generare capacità inedite se integrate con intelligenza. Come ha dichiarato Jimmy Jenkins, vicepresidente della divisione Precision Strike & Defense Systems, “offriamo un supporto diretto al soldato ovunque e in qualsiasi momento”.
Il messaggio è chiaro: in futuro i droni come il Reaper non saranno soltanto strumenti di sorveglianza o attacco diretto, ma vere e proprie piattaforme modulari in grado di lanciare diversi tipi di armamenti, adattandosi a scenari sempre più variabili.