Chi ha pensato almeno una volta di disattivare il Wi-Fi della smart TV per liberarsi di pubblicità invadenti e aggiornamenti indesiderati non è certo il solo. È un tema che gira sempre più spesso, e la logica dietro sembra impeccabile. Peccato che, guardando le cose da vicino, la faccenda si riveli molto meno risolutiva di quanto sembri a prima vista.
Partiamo dal contesto. Il concetto di smart TV era partito col piede giusto, ma con il tempo è andato peggiorando in modo abbastanza costante. Negli Stati Uniti hanno pure coniato un termine per descrivere questo fenomeno, la cosiddetta enshittification, cioè quando un prodotto o un servizio invece di migliorare va progressivamente a rotoli. Basta accendere un televisore qualsiasi, di qualunque marca, e guardare la home screen: quanto spazio è dedicato ai contenuti veri e quanto invece a pubblicità, contenuti sponsorizzati e servizi a pagamento mai richiesti?
Da qui nasce l’idea. Staccare la connessione e riportare la TV un po’ alle origini, trasformandola in uno schermo per le sorgenti esterne più un semplice ricevitore del segnale digitale terrestre. Fatto così, la pubblicità sparisce. E spariscono anche gli aggiornamenti software, che come ben sappiamo ogni tanto vengono male e creano più grattacapi di quelli che dovrebbero risolvere.
Il problema si sposta, non si risolve
Tutto bello, finché non arriva la domanda scomoda. E lo streaming? La TV normale va benissimo, ma per vedere Netflix, Prime Video, Disney+ come si fa? La risposta di chi sostiene questa teoria è semplice: basta collegare una chiavetta o un dispositivo esterno dedicato, tipo una Amazon Fire TV, un Google TV Streamer oppure una NVIDIA SHIELD TV. Ed è proprio qui che il ragionamento inizia a scricchiolare.
Perché in questo modo il problema non si elimina, si sposta soltanto. E nel frattempo si aggiungono complicazioni inutili a un sistema che dovranno usare tutti in casa, compresi quelli meno avvezzi alla tecnologia. Una smart TV, alla fine, non è altro che l’unione di tre cose: una chiavetta streaming, un ricevitore del segnale televisivo e uno schermo, il tutto in un solo prodotto. La pubblicità che trovate sulla home del vostro TCL o Samsung la ritrovate pari pari anche sulla Fire TV, se non di più. Il sistema operativo del Google TV Streamer, tanto per dire, è esattamente lo stesso montato sui televisori TCL. E anche le chiavette ricevono aggiornamenti che possono combinare guai.
Le soluzioni che funzionano davvero (con i loro limiti)
Per togliersi di mezzo la pubblicità sul serio servono soluzioni un po’ più sofisticate, ognuna con le proprie controindicazioni. C’è chi installa un firewall Pi-Hole su tutta la rete di casa, per esempio, ma bisogna saperlo fare e non è roba per tutti. Un’altra strada è collegare un PC al televisore e accedere ai vari Netflix, Prime Video e compagnia direttamente dal browser con un ad blocker attivo. Funziona, certo, ma navigare in quel modo è tutt’altro che comodo.
Il quadro, quindi, è chiaro. Staccare il Wi-Fi ha senso solo in circostanze ben precise e specifiche, quando cioè si ha già in mente un sistema alternativo ben rodato e si è disposti ad accettare qualche scomodità in cambio di uno schermo più pulito.