Destiny 2 si avvicina alla fine del suo supporto attivo, e la notizia ha rimesso in moto un dibattito che cova da tempo: cosa ne sarà di Bungie e quale spazio Sony intenda davvero riservare allo studio che ha comprato nel 2022. A dire la sua è stato Chet Faliszek, ex sceneggiatore e sviluppatore di Valve, che in un video recente non ha nascosto una certa preoccupazione per il periodo che l’azienda sta attraversando.
Il punto di partenza è una data precisa. Bungie ha confermato che l’ultimo aggiornamento di Destiny 2 arriverà il 9 giugno. Dopo quel momento il gioco resterà giocabile, ma il team sposterà l’attenzione su altro. A complicare il quadro ci sono indiscrezioni secondo cui Destiny 3 non sarebbe al momento in lavorazione vera e propria, mentre una fetta del personale potrebbe finire su Marathon, lo sparatutto multiplayer su cui lo studio ha puntato parecchio.
Una situazione che resta in bilico
Faliszek non ha usato giri di parole. Ha detto di essere amareggiato per la chiusura del supporto attivo: “Sono davvero molto amareggiato, perché chiudere Destiny 2 il 9 giugno significa che non serviranno più molte delle persone che oggi lavorano al gioco, e allo stesso tempo non stanno realizzando Destiny 3“. Una frase secca, che fotografa il problema senza addolcirlo.
L’ex uomo di Valve è poi tornato su Marathon, ricordando come fosse considerato una delle scommesse strategiche più importanti di Bungie. Solo che, a suo dire, le cose non sono andate come si sperava. “Marathon era la grande scommessa e non ha funzionato. Sony ha acquistato Bungie per la sua esperienza nei giochi multiplayer… non credo che a Sony interessi più molto, a questo punto”, ha aggiunto. Parole pesanti, che lasciano intendere uno scenario tutt’altro che roseo.
Il nodo, secondo lui, è che non c’è una via d’uscita facile e senza rischi. Sulla carta Destiny 3 sembrerebbe la mossa più prudente, ma il mercato dei giochi live service oggi chiede investimenti enormi, e gli editori vogliono prodotti capaci di tenere viva una community per anni e anni.
Perché trovare una nuova strada non è semplice
Per spiegare come ragionano i grandi editori, Faliszek ha tirato in ballo Counter-Strike: “Counter-Strike esiste dal 1997. Questi giochi, una volta trovata la loro comunità, possono vivere praticamente per sempre, ed è questo che gli editori stanno cercando”. Il messaggio è chiaro: contano le radici, non solo il colpo grosso al lancio. Nemmeno l’idea di spezzare Bungie in più squadre, ognuna su progetti più piccoli, lo convince fino in fondo. Nelle grandi organizzazioni, sostiene, questo modello è difficile da reggere, e convincere il pubblico a interessarsi a una nuova proprietà intellettuale costa parecchio. A riprova ha citato un dato: Valve avrebbe speso circa 30 milioni di euro in pubblicità televisiva per promuovere Left 4 Dead 2, e quello era pure il seguito di una serie già nota. Insomma, lanciare qualcosa di originale e più piccolo non sarebbe per forza più economico.
Le sue parole si aggiungono a quelle di altri ex dipendenti di Bungie che nelle ultime settimane hanno sottolineato l’incertezza intorno allo studio. Anche l’ipotesi di una remaster del primo Destiny, secondo chi ha lavorato alla serie, non sarebbe una scommessa così sicura sul piano commerciale. Con Destiny 2 ormai prossimo al capolinea del suo percorso e senza segnali concreti su un eventuale Destiny 3, Bungie si ritrova davanti a una transizione delicata, costretta a cercare una direzione che metta d’accordo i giocatori e le aspettative di Sony.