La crisi dei chip di memoria continua a estendersi, e ha raggiunto un punto che pochi avrebbero immaginato: persino le DDR2, uno standard arrivato sul mercato ben 23 anni fa, stanno subendo rincari clamorosi. Stiamo parlando di banchi di memoria che nessun computer moderno monta più, eppure i prezzi viaggiano verso l’alto come se fossero componenti di ultima generazione. Secondo le ultime analisi, le DDR2 sono aumentate tra il 55% e il 60% nel secondo trimestre del 2026, con la possibilità di crescere di un ulteriore 35% e 40% nel terzo trimestre.
La domanda sorge spontanea: chi usa ancora queste memorie? Più di quanto si pensi, in realtà. Il punto è che le DRAM più datate non sono affatto sparite dal mercato, hanno semplicemente cambiato indirizzo. Si trovano nei sistemi embedded, nei macchinari industriali, nell’automotive, nelle apparecchiature di rete e in tutte quelle piattaforme pensate per durare molto più a lungo di un normale PC consumer. Roba che resta in funzione per dieci o quindici anni senza problemi, e che quando si rompe va riparata con pezzi compatibili.
L’effetto domino che parte dai datacenter AI
Ed è qui che il discorso si fa interessante, oltre che salato. Chi deve aggiornare o riparare uno di questi apparati si trova davanti a spese decisamente più alte di prima. E come sempre accade in questi casi, alla fine il conto lo paga il consumatore finale, attraverso il prezzo dei prodotti o dei servizi. Niente di sorprendente, purtroppo.
Il motivo dietro tutto questo va cercato nelle scelte dei grandi produttori. Samsung, SK hynix e Micron stanno spostando la loro capacità produttiva verso i chip ad alte prestazioni, soprattutto HBM e DDR di nuova generazione, molto richiesti per server, acceleratori e datacenter dedicati all’intelligenza artificiale. Un settore che in questo momento sta vivendo un boom impressionante e che assorbe risorse a velocità record.
Da qui parte una specie di reazione a catena che colpisce a cascata tutti gli standard più vecchi. Con la DDR5 diventata costosissima e difficile da trovare, il mercato ha cominciato a guardare con più interesse alla DDR4, poi alla DDR3, e così via fino ad arrivare alle memorie più datate. Tutto si tira dietro, in pratica.
A oggi nessuna delle tre big citate produce ancora DDR2. I fornitori che ci sono rimasti sono sostanzialmente Winbond ed ESMT, ma con strategie opposte. Winbond sta riducendo gradualmente la produzione di questo standard per destinare più capacità a memorie ritenute più redditizie, come DDR3, DDR4 e LPDDR4. ESMT invece va nella direzione contraria, aumentando la quota di wafer riservata proprio alle DDR2 per intercettare la domanda in crescita. Il problema è che si tratta di un processo lento, che richiede tempo e che al momento non riesce comunque a compensare il calo dell’offerta complessiva.