Camminando per strada o scrollando un feed qualsiasi, capita ormai con una certa frequenza di notare un dettaglio che fino a poco tempo fa sembrava destinato all’oblio. Le cuffie con filo sono di nuovo in giro, appese alle orecchie di ragazzi che potrebbero permettersi tranquillamente l’ultimo paio di auricolari senza fili. Eppure scelgono il cavo. E non lo fanno per caso. La Gen Z sta riportando alla luce una serie di oggetti tecnologici che parevano sepolti per sempre, andando dritta controcorrente rispetto a tutto quello che la Silicon Valley ha spinto negli ultimi anni.
Non si tratta solo di cuffie, peraltro. Insieme a quelle stanno tornando protagonisti anche iPod e vecchi lettori CD, dispositivi che molti avevano relegato in fondo a un cassetto o regalato senza troppi rimpianti. C’è chi li recupera dalle case dei genitori, chi li cerca sui mercatini, chi addirittura li compra usati pagandoli più di quanto costassero ai tempi d’oro. Una piccola rivoluzione fatta di plastica, jack e display monocromatici.
Tra nostalgia, moda e voglia di staccare
Le ragioni dietro questo ritorno sono diverse e si intrecciano tra loro. C’è la nostalgia, ovviamente, anche se parlare di nostalgia per chi quegli oggetti non li ha quasi vissuti suona un po’ strano. È più una fascinazione per un’epoca raccontata, vista nei film, ascoltata nei racconti di chi c’era. Poi c’è la questione estetica. Il cavo che pende, l’iPod squadrato, il lettore CD con la sua rotellina sono diventati accessori, quasi gioielli da esibire. Fanno scena, e questo conta parecchio in un periodo in cui ogni cosa passa anche dall’immagine.
C’è però un terzo motivo, forse il più interessante, e ha a che fare con la praticità e con il desiderio di staccare. Le cuffie senza fili si scaricano, si perdono, vanno ricaricate continuamente. Un cavo no. Lo colleghi e funziona, punto. Lo stesso vale per un lettore dedicato alla sola musica, che non manda notifiche, non vibra, non chiede attenzione. Usare un iPod significa ascoltare e basta, senza la tentazione di aprire l’ennesima app o controllare l’ennesimo messaggio.
In un certo senso questi oggetti rappresentano una forma di ribellione silenziosa contro la connessione perenne. Chi sceglie il filo o un lettore CD sta dicendo, magari senza neanche rendersene conto, che vuole un rapporto più diretto e meno frammentato con la musica e con il tempo libero. Niente algoritmi che suggeriscono cosa ascoltare, niente sincronizzazioni cloud, niente abbonamenti. Solo un dispositivo che fa una cosa sola e la fa bene.
Il fenomeno è abbastanza diffuso da non poter essere liquidato come una semplice trovata da pochi. Coinvolge un numero crescente di giovani e tocca corde che vanno oltre la tecnologia, mescolando moda, identità e un certo bisogno di concretezza. La tecnologia wireless resta dominante, è chiaro, ma la sua presa totale sembra incrinarsi proprio tra chi dovrebbe esserne il pubblico più affezionato. Un paradosso che racconta molto del momento che stiamo attraversando, dove il futuro a volte assomiglia tanto a un ritorno indietro.