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Recupero del calore dei crematori e riscaldamento degli edifici pubblici, a volte, finiscono nello stesso discorso. È successo a Redditch, in Inghilterra, quando il Comune ha deciso di scaldare la piscina municipale usando il calore di un crematorio vicino. Era il 2011 e, per il Regno Unito, suonava come qualcosa di mai sentito. Il risultato è arrivato subito, ed è stato rumoroso: polemiche, titoli in giro per il mondo e perfino un dirigente sindacale che definì l’idea “ripugnante e un insulto ai vicini”, anche se un portavoce di Unison ha chiarito che quella non era, e non è, la posizione ufficiale dell’organizzazione.
A livello tecnico, la faccenda è più semplice di quanto sembri. Guy Revans, dei Comuni di Redditch e Bromsgrove, lo riassume così: in pratica si scalda un radiatore e si manda il calore dentro un tubo. Poi però c’è la componente umana, inevitabile, perché la morte resta un tema delicato. Col tempo l’eco mediatica si è spenta, il progetto ha vinto un premio ambientale e dal 2013 il calore residuo del crematorio viene davvero usato per la piscina di Redditch.
Da Redditch ad Aberdeen, quando il calore non si butta via
In Europa, recuperare il calore dei crematori non è una fantasia recente. Negli Stati Uniti è molto più raro, ma in diversi Paesi europei l’idea circola da anni, anche perché si cerca di ridurre l’impatto ambientale dei riti funebri. Il “serbatoio” complessivo di calore disponibile non è enorme, però può diventare una leva concreta per abbassare l’intensità di carbonio di un impianto.
A Redditch si fanno circa 1.200 cremazioni all’anno. Un scambiatore di calore cattura l’energia dai gas di combustione dei due forni a gas della struttura, in un passaggio che avviene mentre si rimuove il mercurio vaporizzato delle otturazioni dentali, prima che il resto del gas venga rilasciato in atmosfera. È una dinamica comune in molti crematori, e proprio per questo la domanda arriva quasi da sola: se quel calore in eccesso viene già intercettato, ha senso sprecarlo invece di usarlo?
Nel caso di Redditch, lo scambiatore è collegato a un circuito d’acqua che corre per 200 metri sottoterra e arriva a un secondo scambiatore che alimenta la piscina. Qui entra in gioco un dettaglio pratico, ma decisivo: una massa d’acqua grande funziona come accumulatore, trattiene il calore per parecchio tempo. Il centro ricreativo, comunque, ha anche caldaie a gas pronte a intervenire quando serve più energia. Secondo il Comune, il sistema ha portato un risparmio annuo di decine di migliaia di dollari, cifra che in euro significa comunque decine di migliaia di euro, sui costi del combustibile.
Progetti simili stanno spuntando altrove. Ad Aberdeen, in Scozia, una scuola attualmente in costruzione riceverà il calore in surplus dal crematorio cittadino. L’impianto, già oggi, usa il recupero energetico per scaldare i propri spazi, ma il nuovo sistema amplia il raggio d’azione. Ian Davidson, amministratore delegato di Aberdeen Heat and Power, spiega che prima veniva sfruttata solo una piccola parte del calore disponibile e il resto finiva in aria. Il progetto ha ottenuto tutti i permessi necessari: il crematorio fornirà poco meno di 1 gigawattora di calore l’anno, circa metà del fabbisogno totale della scuola. Per il resto è prevista una pompa di calore e l’operatività completa è attesa per febbraio 2027.
Kangasala e oltre, reti di teleriscaldamento e nuove regole
C’è anche chi spinge più in là l’approccio alla sostenibilità. A Kangasala, in Finlandia, un crematorio che aprirà nel 2028 verrà collegato alla rete di teleriscaldamento locale, un sistema di tubazioni che porta acqua calda per il riscaldamento a più di 6.500 abitazioni. Qui il progetto cambia impostazione: l’impianto sarà completamente elettrico e alimentato in parte con pannelli solari sul tetto. Timo Heikkilä, consulente energia e impianti per Thenco Oy, lo definisce un progetto speciale, e racconta con soddisfazione di farne parte.
In quella zona l’inverno può restare sotto 0 gradi per settimane e in Finlandia si sta riducendo l’uso del gas naturale per scaldare gli edifici. Secondo Heikkilä, anche la guerra in Ucraina e le preoccupazioni climatiche hanno accelerato la ricerca di alternative. In alcuni casi significa puntare sul calore di scarto di fonti insolite, crematori compresi. E, nelle sue parole, i finlandesi sono piuttosto pratici.
Nel Regno Unito, Ian Rudkin, che ha gestito diversi crematori e oggi siede nel consiglio della Cremation Society of Great Britain, descrive un settore che sta adottando abitudini più attente all’ambiente. Oggi esistono software capaci di programmare l’accensione dei forni a gas in modo che coincida con i servizi funebri, così i forni partono solo quando serve. Alcuni crematori arrivano anche a conservare le bare fino a 72 ore per cremarne diverse di seguito, una scelta più efficiente. All’inizio, racconta Rudkin, molte famiglie restavano sorprese, poi l’idea veniva accettata e qualcuno commentava che, a casa, il padre spegneva sempre la luce per risparmiare energia.
Portare davvero il recupero del calore nei crematori degli Stati Uniti, però, è più complicato. Paul Seyler, responsabile strategia di Matthews Environmental Solutions, sottolinea che lì le reti di teleriscaldamento sono rare e i crematori spesso sono privati, quindi l’investimento per scambiatori e tubazioni che collegano edifici diversi tende a essere più pesante. L’azienda sta seguendo il tema e, quando i conti torneranno, vorrebbe offrire una soluzione. Per ora, oltre ad alcuni esperimenti su piccola scala, Seyler dice di non conoscere sistemi pienamente operativi nel Paese che sfruttino il calore dei crematori.
L’esempio più vicino arriva dal Canada, a Sainte Thérèse in Québec, dove un complesso funerario di 3.255 metri quadrati, con sale per familiari, una grande cappella, un crematorio e una cucina, utilizza scambiatori installati da poco più di un decennio. Il sistema cattura il calore dei gas di combustione della cremazione e lo distribuisce in tutto il complesso, compresi i marciapiedi, per sciogliere la neve in inverno. Gli ingegneri Martin Roy e Lianne Cockerton ricordano che il proprietario, inizialmente, non era convinto per un possibile dilemma etico. Oggi, invece, i visitatori passano davanti a uno schermo LED in reception che mostra la performance energetica dell’edificio, basata anche sullo scambiatore di calore. Anche se una parte del riscaldamento e le cremazioni usano ancora gas, la stima parla di un risparmio di 29 tonnellate metriche di emissioni di gas serra all’anno.
Sul piano sociale, Hannah Rumble, ricercatrice associata del Centre for Death and Society dell’Università di Bath, osserva che recuperare calore dalle cremazioni può essere un modo per provare a compensare l’impatto “devastante” dell’umanità sull’ambiente, e questo può influenzare la scelta di un crematorio. Molte strutture, però, dicono di non insistere su queste tecnologie con famiglie e persone in lutto, mentre una portavoce del Comune di Aberdeen ha spiegato che verrà fatta una campagna di sensibilizzazione pubblica prima dell’avvio, per garantire trasparenza.
Gaynor Doherty, officiante umanista indipendente nel Regno Unito, considera sensato usare il calore residuo dei crematori. Allo stesso tempo, ricorda che per molte persone attente all’ecologia una sepoltura naturale, con corpi avvolti o in bare biodegradabili lasciati decomporsi nell’ambiente, potrebbe risultare preferibile. L’intensità di carbonio della cremazione varia da impianto a impianto, ma può aggirarsi sui 250 chilogrammi di carbonio per cremazione a gas. Recuperare calore compensa una parte di quelle emissioni, un’azienda parla di 100 chilogrammi, ma non le annulla. Uno studio del 2024 ha stimato che, anche recuperando il calore residuo di tutti i crematori del Regno Unito, si coprirebbe solo l’1% del fabbisogno totale di riscaldamento del Paese.
In Finlandia, intanto, il crematorio elettrico di Kangasala produrrà meno calore rispetto a uno a gas, anche se lavorerà 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ed è considerato più efficiente usare elettricità per reintegrare gradualmente il calore trattenuto nei materiali ceramici all’interno.
Fonte: TecnoAndroid


