Cookie banner destinati a restare ancora a lungo sui siti europei, almeno stando a come si sono messe le cose nelle ultime settimane. La Commissione Europea aveva messo sul tavolo una proposta che prometteva di mandare in soffitta gran parte di quei popup fastidiosi, sostituendoli con un meccanismo di consenso gestito direttamente dal browser o dal dispositivo dell’utente. L’idea piaceva a molti, ma a quanto pare non abbastanza ai governi che contano.
L’iniziativa nasceva per combattere quella che ormai viene chiamata cookie fatigue, cioè la stanchezza di doversi confrontare con la stessa finestra a ogni singola visita. Solo che, lungo il percorso, ha incontrato un muro fatto di resistenze politiche e industriali. Francia, Germania e Polonia avrebbero spinto per togliere la proposta dal pacchetto legislativo chiamato Digital Omnibus, bloccando di fatto una riforma che avrebbe cambiato in modo netto il modo in cui gestiamo il consenso online.
Come funzionava la proposta della Commissione
Il progetto puntava a mandare in pensione i banner tradizionali sostituendoli con un segnale automatico di consenso. In pratica le preferenze dell’utente sarebbero state salvate una volta sola nel browser o nel sistema operativo, per poi essere comunicate da sole ai siti compatibili. Niente più richieste ripetitive a ripetizione. Una scelta iniziale e via, valida ovunque, sia per autorizzare sia per rifiutare il tracciamento.
C’era anche un altro obiettivo, forse il più interessante. Limitare i cosiddetti dark pattern, quegli accorgimenti grafici studiati apposta per portare le persone ad accettare più facilmente i cookie di profilazione. Con un sistema basato su preferenze predefinite, dire di no sarebbe diventato semplice davvero, senza dover ripetere la stessa operazione su ogni pagina. E questo avrebbe tolto alle piattaforme la possibilità di giocare sull’inerzia di chi naviga.
Secondo l’organizzazione per la tutela della privacy noyb, fondata da Max Schrems, i banner che vediamo oggi servono soprattutto a gonfiare in modo artificiale il tasso di accettazione del monitoraggio. Sul fronte opposto, Google avrebbe fatto pressioni contro la proposta, sostenendo che un consenso predefinito avrebbe tagliato in modo sensibile i ricavi della pubblicità online.
Tre governi bloccano la riforma europea
Togliere la misura dal Digital Omnibus significa rimandare tutto senza una data alternativa. Resta quindi in piedi l’attuale impianto previsto dalla direttiva ePrivacy, quello che conosciamo fin troppo bene. La decisione non vuol dire che il progetto sia stato cestinato per sempre, ma fa capire quanto sia complicato far quadrare il cerchio tra semplificazione, tutela della privacy e gli interessi economici dell’industria pubblicitaria.
Da anni autorità nazionali e tribunali intervengono contro banner costruiti in modo ingannevole. Diverse sentenze hanno stabilito un principio piuttosto chiaro, cioè che il pulsante per rifiutare i cookie deve essere visibile quanto quello per accettarli. Proprio per evitare che la scelta finisca per essere condizionata da come è disegnata l’interfaccia.
Eppure, nonostante questi interventi, milioni di persone continuano ogni giorno a scontrarsi con richieste che spezzano la navigazione sul nascere. La proposta della Commissione rappresentava uno dei tentativi più ambiziosi per voltare pagina rispetto a questo modello ormai consolidato. L’opposizione di alcuni governi e dei grandi nomi del mercato pubblicitario lascia intendere che i cookie banner faranno parte dell’esperienza di chi naviga ancora per parecchio tempo.