Guillaume Broche, director del pluripremiato Clair Obscur: Expedition 33, non ha usato mezzi termini quando gli hanno chiesto della IA generativa nei videogiochi. La sua idea è tanto semplice quanto inquietante: prima o poi sarà possibile creare un intero gioco con un solo prompt, e questa prospettiva lo spaventa. Non tanto per lui, quanto per la stragrande maggioranza degli sviluppatori.
Il discorso è emerso durante un’intervista per il programma Video Game Club di Konbini. Broche ha subito chiarito una cosa: il suo studio, Sandfall Interactive, non usa questa tecnologia per il lavoro creativo. Sul fronte amministrativo o sulla programmazione ammette che le cose cambiano, che dipende dai casi. Ma quando si arriva a generare contenuti veri e propri, la sua reazione è netta. Gli sembra un modo per togliersi di dosso la gioia stessa di costruire qualcosa.
Un futuro che mette paura
Vale la pena ricordare che Sandfall Interactive era finita al centro delle critiche lo scorso anno. Il motivo? Erano state trovate delle texture generate tramite intelligenza artificiale dentro la versione finale del gioco. Lo studio si era mosso in fretta rimuovendo quegli asset, spiegando che erano semplici segnaposto mai pensati per la versione definitiva. Nonostante la spiegazione, la vicenda era costata cara: almeno due premi come Gioco dell’Anno erano stati revocati al titolo.
Tornando alle parole del director, il tono resta cupo. “Penso che siamo tutti un po’ spaventati, in realtà, dal percorso che ci aspetta e da come potrebbero andare le cose,” ha detto. Poi ha aggiunto un ragionamento interessante sul settore. Secondo lui i videogiochi sono ancora in qualche modo protetti, perché tecnicamente il discorso è diverso rispetto ad altri ambiti. Ma non si fa illusioni. “Penso che arriverà il giorno in cui potremo sfornare un gioco in cinque secondi con un semplice prompt. Sarà un buon gioco? Spero di no. Ma penso che tutti si stiano ponendo la stessa domanda, ammettendo che si tratta di una prospettiva spaventosa.”
La sicurezza dopo il successo
Nonostante queste ombre sul domani, c’è un elemento che alleggerisce la situazione per Broche e i suoi. Il successo enorme di Clair Obscur: Expedition 33 ha dato allo studio una tranquillità che pochi possono permettersi. Non c’è quella pressione asfissiante che spesso schiaccia chi lavora nel settore.
Lo dice chiaramente. “Anche per questo sono contento… perché siamo uno studio che si sente sicuro. Quindi anche se non facciamo le cose nel modo migliore possibile, non ce ne preoccupiamo troppo.” Una posizione di forza, insomma, che gli permette di guardare al futuro con occhio critico senza il terrore di dover inseguire ogni singola tendenza tecnologica pur di restare a galla.
Il director ha anche lasciato intendere che Expedition 33 porta con sé l’eredità di un grande JRPG uscito ai tempi di Xbox 360. Un legame che racconta bene da dove arriva la sensibilità creativa di chi ha lavorato al gioco, e forse spiega anche perché l’idea di affidare tutto a una macchina lo lasci così a disagio.