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Cina, l’export verde evita più CO2 di quanta ne emetta la Francia

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La Cina è il primo inquinatore del pianeta, eppure proprio da lì arriva uno dei contributi più consistenti al contenimento delle emissioni globali. Il paradosso è solo apparente e si spiega guardando oltre i confini nazionali, perché le tecnologie pulite prodotte nel Paese e vendute all’estero permettono ogni anno di evitare centinaia di milioni di tonnellate di gas serra in altre parti del mondo.

Il dato più recente riguarda il 2025. Secondo le stime, le apparecchiature esportate da Pechino nel corso dell’anno avrebbero consentito di non immettere in atmosfera 374 milioni di tonnellate di CO2. Per avere un termine di paragone concreto basta pensare alla Francia, che in un intero anno rilascia meno anidride carbonica di quanta ne sarebbe stata risparmiata grazie a questi prodotti.

Cina: un primato scomodo e un secondo bilancio meno visibile

Parlare di Cina e clima significa quasi sempre partire da una posizione poco invidiabile. Il gigante asiatico occupa il primo posto nella classifica mondiale degli inquinatori e questo è un fatto che nessun calcolo può cancellare. Fermarsi qui però restituisce un’immagine parziale, perché accanto alle emissioni generate in casa esiste un secondo conto che riguarda l’effetto delle sue esportazioni nel resto del pianeta.

Il meccanismo è piuttosto semplice da capire. Quando un’apparecchiatura per l’energia pulita lascia le fabbriche cinesi e viene messa in funzione altrove, il beneficio ambientale non viene registrato nel Paese che l’ha costruita ma in quello che la utilizza. Le emissioni evitate finiscono così nei bilanci di altre nazioni, mentre il produttore continua a comparire in cima alla lista dei grandi emettitori. Ne esce un quadro decisamente più sfumato di come appare a prima vista, dove lo stesso attore pesa sul clima in due direzioni opposte.

È qui che nasce il cortocircuito. Da una parte c’è un’economia che resta la principale fonte di gas serra a livello globale, dall’altra un’industria capace di rifornire il mondo di strumenti che aiutano a ridurli. Due facce della stessa realtà che convivono senza escludersi.

Cosa raccontano davvero quei 374 milioni di tonnellate

Il concetto di emissioni evitate merita qualche parola in più, perché spesso viene frainteso. Non si parla di anidride carbonica tolta dall’atmosfera ma di quella che sarebbe stata rilasciata se, al posto delle soluzioni pulite arrivate dalla Cina, si fosse continuato a usare alternative più inquinanti. In pratica è una stima di ciò che non è successo grazie a una scelta diversa, ed è anche per questo che il dato viene presentato con la dovuta cautela.

Il paragone con la Francia serve proprio a rendere tangibile una cifra altrimenti astratta. Dire che le esportazioni cinesi hanno evitato più CO2 di quanta ne produca in dodici mesi un grande Paese europeo dà subito la misura dell’impatto. Non si tratta di un effetto marginale ma di un volume paragonabile all’intera impronta annuale di una nazione industrializzata.

Il valore riguarda esclusivamente l’anno appena trascorso e la sola parte di produzione destinata ai mercati stranieri. Proprio questo dettaglio spiega come mai la Cina possa essere allo stesso tempo il primo responsabile delle emissioni mondiali e uno dei protagonisti del bilancio carbonico globale. Nel solo 2025, secondo le stime, le apparecchiature partite dal Paese e installate oltre confine avrebbero tenuto fuori dall’atmosfera 374 milioni di tonnellate di anidride carbonica, una quantità superiore a quella emessa dalla Francia in un anno intero.

Fonte: TecnoAndroid

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