Un gruppo di ricercatori in Cina ha messo a punto un chip per la mappatura cerebrale capace di ricostruire le strutture del cervello in una frazione di secondo, e la cosa apre scenari piuttosto interessanti per tutto quello che ruota attorno alla medicina. Non è la prima volta che dalla Cina arrivano soluzioni hardware pensate per spingere in avanti la ricerca, ma qui il punto è che si parla di uno strumento capace di lavorare praticamente in tempo reale, con ricadute che potrebbero toccare la diagnosi delle malattie neurologiche, lo sviluppo delle interfacce cervello-computer e persino il supporto ai chirurghi mentre operano.
La velocità, tanto per capirci, è il vero cuore di questo progetto. Secondo quanto raccontano i ricercatori, e per ora dobbiamo fidarci di quello che dichiarano loro, il chip riesce a completare una mappatura cerebrale in meno di mezzo secondo. E non stiamo parlando di un calcolo banale, tutt’altro. Si tratta di un’elaborazione parecchio complessa, il genere di operazione che di solito richiede tempo e potenza di calcolo enormi. Il confronto proposto è quello con i sistemi basati sulla GPU NVIDIA A100, e qui i numeri fanno una certa impressione. Nello stesso tipo di attività, il chip cinese risulterebbe da 50 a 478 volte più veloce.
Prestazioni fuori scala e possibili applicazioni mediche
Il processore è stato costruito con una tecnologia produttiva a 40 nanometri, che sulla carta non è nemmeno tra le più avanzate in circolazione. Eppure il risultato racconta un’altra storia, perché la vera differenza qui non la fa la miniaturizzazione spinta ma il modo in cui l’hardware è stato pensato per questo compito specifico. A firmare il lavoro sono un gruppo di ricerca della Peking University e l’Accademia Cinese delle Scienze, due realtà che da anni lavorano su questo genere di sfide.
Le applicazioni immaginate vanno ben oltre il laboratorio. Poter ricostruire in tempi così rapidi la struttura del cervello significa, in prospettiva, dare una mano concreta a chi si occupa di diagnosi neurologiche, ma anche a chi sviluppa interfacce cervello-computer, un campo che sta crescendo parecchio. E poi c’è il supporto diretto durante gli interventi, dove avere informazioni precise e immediate sulla mappa del cervello può fare la differenza per un neurochirurgo che deve prendere decisioni in pochissimo tempo.