La corsa ai chip per l’intelligenza artificiale sta spingendo verso l’alto i conti delle grandi fonderie di semiconduttori, e il primo trimestre lo conferma con un aumento dei ricavi pari al 3,7% per i dieci principali produttori mondiali. A dirlo sono i dati raccolti dalla società di ricerca TrendForce, che mette in fila numeri interessanti e, soprattutto, anticipa una conseguenza che arriverà dritta sui clienti finali: il prezzo dei wafer è destinato a salire.
C’è un dettaglio che merita attenzione fin da subito. La cosiddetta sottoutilizzazione di alcuni nodi produttivi, cioè quella quota di capacità degli impianti che resta inattiva, è calata proprio in questi primi mesi. E quando le fabbriche tornano a riempirsi, di solito succede una cosa sola: i listini si muovono. I produttori si aspettano una crescita dell’utilizzo già nel secondo trimestre, e questo lascia intendere che i rincari arriveranno più avanti nel corso dell’anno.
Chip AI: perché le fonderie crescono nonostante gli smartphone
Il primo trimestre, va detto, non è mai un periodo brillante per il settore. È quello che in gergo viene definito un trimestre lento, perché la domanda di smartphone tende a rallentare nei primi mesi dell’anno. Eppure, contro ogni logica stagionale, le fonderie più grandi del pianeta hanno comunque registrato una crescita dei ricavi.
Il motivo è tutto da cercare nella domanda di prodotti legati all’AI. Mentre il comparto degli smartphone tirava il freno, l’appetito per i chip pensati per le applicazioni di intelligenza artificiale ha compensato e anzi spinto oltre le aspettative. Un segnale che dice parecchio sullo stato attuale del mercato: la spinta non arriva più solo dai dispositivi che usiamo ogni giorno, ma da un’intera infrastruttura che alimenta data center, server e sistemi di calcolo sempre più affamati di potenza.
Cosa cambia per chi compra i chip
Qui sta il punto che riguarda davvero chi lavora con questi componenti. L’aumento dell’utilizzo degli impianti, abbinato a una domanda che non accenna a fermarsi, crea le condizioni perfette per un ritocco verso l’alto dei prezzi dei wafer. E quando il costo della materia prima dei chip sale, prima o poi il conto si scarica su chi quei chip li acquista per costruirci dentro qualcosa.
Il quadro disegnato da TrendForce è abbastanza chiaro nelle sue dinamiche. La fase di capacità inutilizzata si sta riducendo, le previsioni per il secondo trimestre parlano di impianti più carichi, e il risultato naturale di questa traiettoria è un mercato dei semiconduttori in cui i margini delle fonderie si rafforzano, ma a spese dei clienti.
Resta il fatto che il 3,7% di crescita nel primo trimestre, in una fase che storicamente è la più debole dell’anno, racconta di un settore che ha trovato nella domanda di intelligenza artificiale un motore capace di compensare le tradizionali oscillazioni stagionali. I produttori si preparano a un secondo trimestre più dinamico, con gli impianti che dovrebbero lavorare a ritmi più sostenuti, e con la prospettiva concreta che i rincari sui wafer diventino realtà nei mesi a venire.