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ChatGPT sottoposto al quesito matematico di Platone
Il problema platonico nasce da una domanda tanto semplice quanto insidiosa: come ottenere un quadrato con area doppia rispetto a un altro? La reazione spontanea del giovane schiavo guidato da Socrate fu di raddoppiare la lunghezza del lato, giungendo però a un risultato quadruplo. Attraverso una sequenza di domande, il filosofo portò lo studente a individuare la vera soluzione: tracciare un quadrato i cui lati corrispondono alla diagonale del primo.
I ricercatori Nadav Marco e Andreas Stylianides hanno riproposto tale sfida a ChatGPT-4. Adottando un metodo di interrogazione ispirato alla tradizione socratica. La scelta non era casuale: il fine era distinguere un eventuale recupero meccanico di conoscenze dal manifestarsi di un processo più dinamico, fatto di tentativi, aggiustamenti e persino errori.
La risposta del modello si è rivelata inaspettata. Invece di attingere subito alla celebre costruzione geometrica, l’AI ha preferito un approccio algebrico, ricorrendo a strumenti concettuali del tutto estranei all’Atene del IV secolo a.C. Solo dopo l’insistenza dei ricercatori e la loro esplicita “delusione” è arrivata la spiegazione grafica. Per gli studiosi, tale comportamento indica che l’AI non ha solo recuperato una formula già nota, ma ha cercato un proprio percorso. Con esitazioni che ricordano le fasi di apprendimento umano.
In tale cornice, ChatGPT non sembra più essere solo un insieme statico di dati. Piuttosto rappresenta un interlocutore capace di oscillare tra tentativi e correzioni. Ciò apre un interrogativo più ampio: un sistema di intelligenza artificiale può davvero mostrare comportamenti che ricordano un percorso educativo umano?










