Chat Control resta una realtà almeno fino al 3 aprile 2028, perché il Parlamento europeo ha approvato la nuova deroga alla direttiva ePrivacy. In pratica le grandi aziende tecnologiche statunitensi potranno continuare a effettuare la scansione volontaria delle conversazioni private per individuare e segnalare alle autorità eventuali contenuti pedopornografici. Fuori dal raggio d’azione restano però le comunicazioni protette dalla crittografia end-to-end, quelle che nessuno può leggere se non mittente e destinatario.
Perché torna il Chat Control 1.0
La vecchia deroga alla direttiva ePrivacy era scaduta il 3 aprile 2026 e non è stata rinnovata subito. Il motivo? Il Consiglio non ha trovato un accordo sulle modifiche proposte dal Parlamento né sulla nuova scadenza, che si sarebbe dovuta fissare al 3 agosto 2027. A quel punto il Consiglio ha rispedito al Parlamento lo stesso identico regolamento in seconda lettura, spostando però la data al 3 aprile 2028, esattamente come aveva suggerito all’inizio la Commissione europea.
Chiamiamolo pure un piccolo trucco procedurale, del tutto legittimo, che ha lasciato ben poco margine di manovra al Parlamento. Per bocciare la proposta del Consiglio serviva la maggioranza assoluta, cioè 360 eurodeputati. Nelle due votazioni di oggi, capitate guarda caso nell’ultimo giorno prima della pausa estiva, quella soglia non è stata raggiunta. Risultato: il Chat Control 1.0 è di nuovo pienamente valido.
Cosa cambia davvero con gli emendamenti
Sono passati soltanto due emendamenti. Il primo vieta la scansione delle conversazioni private quando il servizio usa la crittografia end-to-end. Il secondo blocca la ricerca di contenuti non ancora rilevati in precedenza. Come ha fatto notare Patrick Breyer del Partito Pirata, ex parlamentare europeo, si tratta di un’esenzione più che altro simbolica, perché i provider quelle scansioni non le fanno comunque. È stato invece respinto l’emendamento che avrebbe limitato la scansione alle sole comunicazioni delle persone sospettate, quello che per molti sarebbe stato il vero punto di svolta a tutela della privacy.
Ora il testo torna al Consiglio, che avrà tre mesi per approvare o bocciare gli emendamenti. Se non li accetterà tutti, Parlamento e Consiglio dovranno avviare la procedura di conciliazione per trovare un punto d’incontro sul testo definitivo. Secondo Breyer, comunque, la proroga della scansione delle comunicazioni private fino al 3 aprile 2028 è ormai cosa fatta.
Intanto vanno avanti i negoziati sulla versione aggiornata del Chat Control 2.0, che dovrebbe rappresentare la soluzione permanente. La prima stesura era stata ritirata, ma l’accordo tra Parlamento e Consiglio sulla nuova appare ormai molto vicino.