Il caro carburanti continua a tenere banco nella politica italiana, e questa volta la tensione ha raggiunto livelli tali da spaccare la stessa maggioranza di governo. Il prezzo di benzina e diesel è diventato un tema così caldo da provocare uno scontro pubblico tra il vicepresidente del consiglio Matteo Salvini e il ministro delle Imprese Adolfo Urso. Ma il nodo vero, quello che potrebbe avere conseguenze concrete, riguarda l’ipotesi di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere nel caso in cui i prezzi alla pompa dovessero continuare a salire.
Sul piano normativo, l’esecutivo sta valutando due strade. La prima prevede un prelievo specifico su quei guadagni definiti “illegittimi”, che scatterebbe quando lo scarto tra il prezzo internazionale del petrolio raffinato e i prezzi consigliati alla pompa superasse una soglia fissata per legge. La seconda opzione, più semplice, consiste nell’aumentare le tasse già esistenti a carico delle compagnie energetiche. Salvini ha invitato pubblicamente Urso a convocare le compagnie petrolifere, e il ministro ha risposto con un secco «già fatto», ricordando un incontro avvenuto la settimana precedente nella sede del dicastero di via Veneto. Al tavolo del Mimit erano presenti i rappresentanti di Eni, Api Ip, Q8 e Tamoil. Da quanto emerso, il messaggio del ministero è stato chiaro: evitare speculazioni, niente aumenti ingiustificati, e abbassare i prezzi non appena le quotazioni del greggio lo consentano. L’incontro è durato appena venti minuti, ma ha comunque prodotto una flessione contenuta dei listini.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invece spostato l’attenzione sul piano macroeconomico, evocando in un’intervista al Tg3 Lombardia la possibilità di sospendere il Patto di stabilità europeo. Ha ricordato che Bruxelles ammette questa opzione solo in caso di grave recessione, aggiungendo: “Temo che se la situazione continuerà così sul fronte dell’energia e degli olii combustibili, la recessione arriverà”. Sul fronte europeo, Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria hanno già scritto alla Commissione chiedendo lo sviluppo rapido di uno strumento a livello UE per tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche, ribadendo una posizione già espressa all’Eurogruppo del 27 marzo.
Il peso reale sulle tasche degli automobilisti
Numeri alla mano, la situazione è tutt’altro che rassicurante. Nonostante il taglio delle accise, il gasolio è salito di oltre un quarto rispetto ai livelli di fine febbraio, prima dello scoppio del conflitto in Iran, con un rincaro del 26% alla pompa. Un pieno di diesel costa oggi circa 23 euro in più rispetto a due mesi fa. Secondo le elaborazioni del Codacons, le compagnie petrolifere e l’intera filiera incassano ogni settimana circa 88 milioni di euro in più rispetto a febbraio. Anche lo Stato beneficia indirettamente dei prezzi elevati, con un incasso aggiuntivo di circa 61 milioni a settimana tra Iva e accise. Il conto complessivo per gli automobilisti supera i 150 milioni settimanali aggiuntivi.
Il taglio di 24,4 centesimi al litro, prorogato fino al primo maggio, rischia di essere vanificato dall’andamento dei prezzi del greggio prima ancora della scadenza. E il paradosso, denunciato più volte anche dalle associazioni dei consumatori, è sempre lo stesso: i carburanti aumentano quasi in tempo reale quando il greggio sale, ma mostrano molta meno fretta quando il petrolio arretra.
Le compagnie petrolifere, dal canto loro, ricordano di operare su mercati internazionali con margini regolati da dinamiche di raffinazione, logistica e contratti a termine. L’aumento dei prezzi, quindi, non equivale automaticamente a una speculazione. Il cosiddetto “ritardo” nella trasmissione dei cali del greggio ai prezzi alla pompa riflette in parte la struttura stessa della filiera: il carburante già acquistato a prezzi alti deve essere smaltito prima dell’arrivo dei nuovi listini. Una tassa sugli extraprofitti calcolata su soglie politicamente fissate rischia, secondo questa lettura, di disincentivare investimenti nel settore e di spostare il problema senza risolverlo. Quello che resta certo è il costo che ogni automobilista affronta a ogni rifornimento, un ulteriore aggravio su una situazione economica nazionale tutt’altro che florida.