I produttori di browser hanno deciso che ne hanno abbastanza, e lo hanno messo nero su bianco in una lettera aperta indirizzata direttamente a Satya Nadella. La Browser Choice Alliance, coalizione che mette insieme nomi come Google Chrome, Opera, Vivaldi, Midori, BrowserWorks e Wavebox, accusa Microsoft di sfruttare la sua posizione dominante sul mercato PC per spingere gli utenti verso Edge. Anche quando questi ultimi non lo vogliono. Anche quando hanno già scelto qualcos’altro. Anche quando hanno detto chiaramente di no.
La lettera elenca una serie di tattiche che chiunque abbia usato Windows conosce fin troppo bene, e che continuano a essere impiegate nonostante le proteste arrivate negli anni da utenti e concorrenti.
Le accuse a Microsoft sull’uso di Windows per favorire Edge
Le strategie messe in campo da Redmond per gonfiare l’adozione del proprio browser sono parecchie. C’è stato l’incentivo tramite il programma Rewards, c’è stato l’esperimento dell’avvio automatico del browser all’accensione del computer, e c’è stata la spinta sui produttori OEM affinché preinstallassero Edge come unica opzione sui nuovi dispositivi Windows.
Ma non finisce qui. Per lungo tempo cambiare browser predefinito è stato un piccolo incubo: bisognava modificare a mano le associazioni per ogni singolo tipo di file e protocollo, invece di poter premere un comodo pulsante tipo “Imposta come predefinito”. E alcuni collegamenti di sistema continuavano comunque ad aprirsi su Edge, ignorando bellamente la preferenza dell’utente.
A tutto questo si aggiungono i banner pubblicitari dentro Windows, che spesso saltavano fuori proprio mentre si stava scaricando un browser rivale, e gli aggiornamenti che ogni tanto rimettevano Edge al centro della scena. Più che convincere le persone a sceglierlo, sembrava un modo per rendere complicato scegliere qualunque altra cosa.
Le sette richieste della coalizione e il nodo dell’intelligenza artificiale
I produttori di browser alternativi chiedono sette interventi concreti. Vogliono poter competere per la preinstallazione e per gli accordi di default con i produttori di PC. Vogliono che spariscano i dark pattern contro chi scarica e usa altri browser. Chiedono che il cambio di browser predefinito torni a essere questione di un solo clic, per tutti i tipi di file e applicazioni, PDF compresi. E ancora: che tutti i link web si aprano nel browser scelto dall’utente, che vengano eliminati i banner pro Edge anche quando si cercano browser concorrenti, che gli aggiornamenti di sistema smettano di riportare le persone su Edge e che cadano le restrizioni della modalità S, quelle che bloccano i browser di terze parti.
Dietro questa battaglia c’è una posta in gioco più grande del semplice browser. Con l’intelligenza artificiale diventata centrale, il browser è ormai la porta d’accesso a tutto: ricerca AI, chatbot, app web. Chi controlla quale browser usano le persone, in pratica, controlla anche come queste accedono all’AI. Microsoft ha Copilot integrato dentro Edge, Google ha Gemini dentro Chrome. La partita si gioca lì.
Con il DMA, l’Unione Europea ha già costretto Apple ad allentare la presa su iOS per lasciare spazio alla concorrenza tra browser. Windows, però, per ora non è finito nella lista dei gatekeeper con lo stesso rigore. La lettera della BCA potrebbe diventare la spinta che porta i regolatori a guardare anche dalle parti di Microsoft. Da Redmond, per il momento, nessuna risposta pubblica alla lettera. E la storia insegna che senza un intervento delle autorità queste tattiche tendono a proseguire, magari con qualche variazione, ma con l’obiettivo sempre uguale.