BMW bootleg costruite in Russia con pezzi avanzati e vendute a cifre da capogiro: la storia sembra uscita da un romanzo, ma è tutto vero. Nel 2025 sono state immatricolate 145 di queste vetture, assemblate con componenti rimasti nei magazzini dopo l’addio del marchio tedesco al mercato russo nel 2022. E il bello, si fa per dire, è che la domanda cresce.
Quando la Russia ha attaccato l’Ucraina nel 2022, l’intero settore auto della regione è cambiato quasi da un giorno all’altro. BMW fu tra i tanti marchi che chiusero produzione e vendite. Il risultato fu che gli operai dello stabilimento Avtotor di Kaliningrad, dove i modelli venivano assemblati, si ritrovarono con una montagna di pezzi e poco da farci. Qualcuno, però, ha deciso di costruirci comunque delle auto. E le ha pure vendute.
Un puzzle di ricambi vecchi
Le vendite sarebbero quasi triplicate rispetto all’anno precedente, un dato che stona parecchio visto che nuovi componenti non arrivano. I veicoli che escono dalla linea sono un vero mosaico. Le prime unità non autorizzate sono comparse a marzo 2025, tirate su con quello che era rimasto dopo la fine della lunga collaborazione tra BMW e Avtotor.
I SUV in questione sono X5, X6 e X7. Curiosamente mantengono lo stile dei modelli pre restyling del 2022, pur venendo immatricolati come vetture 2025 e 2026. Man mano che le scorte originali si assottigliano, nell’assemblaggio finiscono anche parti reperite localmente, come cablaggi, tubi, componenti in gomma e pannelli della carrozzeria già verniciati.
La casa tedesca si è chiamata fuori senza giri di parole. Sostiene che Avtotor ha iniziato a produrre lotti limitati nel 2025 mettendo insieme veicoli da kit vecchi e in parte superati, rimasti a sua disposizione dalla fine della cooperazione. E che questa produzione non autorizzata è andata avanti in modo irregolare fino a oggi.
Nessun controllo, nessuna garanzia
Una portavoce del gruppo tedesco ha spiegato di aver informato tutte le parti coinvolte, dalle autorità pubbliche ai rivenditori fino ai potenziali clienti, per chiarire la situazione. Comprensibile, dato che BMW stessa non ha la minima idea della qualità o della sicurezza di queste auto.
Un analista del settore ha sottolineato come l’assenza di supervisione ingegneristica sollevi problemi evidenti sulla qualità. Ha anche fatto notare che il software moderno e i sistemi di controllo elettronici sarebbero congelati, riprogrammati o sostituiti del tutto, visto che non sono più collegati ai sistemi ufficiali della casa.
E qui arriva la parte più assurda: quanto la gente è disposta a pagare per queste auto contraffatte. I prezzi partono tra 11,9 e 12,9 milioni di rubli per le versioni base, ovvero tra circa 132.000 e 143.000 euro ai tassi attuali. Il sito che promuove queste vendite mostra in evidenza una cifra di 13,6 milioni di rubli, intorno ai 147.000 euro. Roba da Range Rover SV, per un SUV BMW base.
File di acquirenti nonostante tutto
Eppure la domanda tiene bene. I dati di mercato russi indicano un aumento significativo delle vendite nel 2025, con molti compratori pronti ad accettare i rischi in cambio di un prezzo più basso rispetto agli esemplari importati sul mercato grigio. Alcuni acquirenti facoltosi del Paese arrivano a spendere oltre 600.000 euro per rarità del mercato grigio come il Toyota Crown SUV.
Anche così, questi SUV assemblati localmente costano decine di migliaia di euro in meno rispetto agli equivalenti importati. I venditori hanno persino trasformato il software scollegato in un punto di forza, sostenendo che le auto non possono essere disattivate a distanza tramite i sistemi ufficiali BMW. Prima o poi i pezzi lasciati in Russia finiranno. Ma potrebbe volerci un bel po’. Un esperto di logistica ha ipotizzato che se lo stabilimento produceva 1.000 veicoli al mese prima della guerra e ora ne fa solo 50, anche tre mesi di scorte pre 2022 basterebbero per cinque anni.