Il BMR-600 è la prova vivente che certi mezzi militari non hanno alcuna intenzione di andare in pensione. Nato oltre cinquant’anni fa e in servizio dal 1979, questo blindato leggero 6×6 e anfibio è stato progettato e costruito in Spagna, pensato fin dall’inizio come una piattaforma modulare capace di adattarsi a mille usi diversi. Ed è proprio questa flessibilità ad averne decretato il successo, portandolo a essere esportato in vari Paesi e mettendo l’industria militare spagnola sulla mappa. All’inizio degli anni Duemila è stato ammodernato e ha già un erede designato. Eppure continua a lavorare, sopravvivendo a decenni di cambiamenti, ed è a pieno titolo uno dei veicoli militari più longevi dell’Esercito spagnolo.
BMR-600: come nacque il blindato più anziano di Spagna
Il BMR, acronimo di Blindado Medio de Ruedas, ha mosso i primi passi all’inizio degli anni Settanta. Nel 1972 la Commissione per lo Sviluppo dei Veicoli Blindati del Ministero dell’Esercito spagnolo e la Direzione Progetti di ENASA, ovvero Pegaso, avviarono lo sviluppo. Serviva un trasporto di fanteria moderno, modulare e capace di ricoprire ruoli tattici diversi. Così prese forma il prototipo Pegaso BMR, testato per quattro anni in condizioni operative molto varie. L’ultimo prototipo arrivò nel 1977 e affrontò prove durissime, con oltre 3.000 chilometri percorsi su ogni tipo di terreno, dalla Sierra Nevada fino alla scalata del Pico Veleta, passando per il deserto di Almería e i test anfibi nel bacino di Buendía. Da lì nacque la versione definitiva, il BMR-600 per il trasporto truppe, entrato in produzione nel 1979 nello stabilimento ENASA di Valladolid, oggi di proprietà Iveco dopo la vendita del marchio spagnolo al gruppo italiano.
Il veicolo militare dalle mille facce
Il BMR-600 originale, che nel tempo è cambiato pochissimo, era un veicolo tattico leggero a sei ruote, capace di muoversi sia su terra sia in acqua. Con un peso tra le 14 e le 15 tonnellate a seconda della versione, misurava 6,15 metri di lunghezza, 2,50 di larghezza e 2 di altezza. Dentro potevano stare due o tre membri dell’equipaggio, con la capacità di trasportare da otto a undici soldati. Il cuore era un diesel Pegaso turbo a sei cilindri in linea da 306 CV raffreddato ad acqua, versione militare del blocco commerciale montato su parecchi camion del costruttore spagnolo. Non essendo troppo pesante, toccava i 100 km/h su strada e circa 90 km/h fuoristrada, con un serbatoio da 320 litri che garantiva un’autonomia intorno ai 900 chilometri. In acqua, grazie ai due idrogetti posteriori, raggiungeva i 9 km/h.
Lo scafo blindato era realizzato con piastre in lega leggera di alluminio di spessori diversi. In grado di resistere ai colpi delle armi leggere di fanteria e alle schegge di proiettili di artiglieria non diretti. L’armamento cambiava a seconda della versione. Quella base per il trasporto truppe montava una torretta chiusa con una mitragliatrice MG-3S da 7,62 mm, con sistemi di puntamento diurno e una riserva fino a 2.500 colpi sostenuti in combattimento.
Le varianti sono state tante, quasi venti. Tutte con le stesse dimensioni e la stessa meccanica, ma con elementi diversi e in alcuni casi senza la capacità anfibia. Tra queste la versione comando, quella di supporto al plotone, le opzioni portamortaio da 81 e 120 mm e persino l’ambulanza blindata. Uno dei più interessanti era il BMR-625-VEC, il Vehículo de Exploración de Caballería, pensato per missioni di ricognizione, più leggero e con maggiore capacità di combattimento diretto. Nel corso della sua vita il BMR-600 ha avuto oltre quindici varianti, adattandosi via via alle nuove tecnologie, dalla guerra elettronica ai “cacciacarri” antitanque con missili MILAN o TOW, fino a versioni molto specifiche per la disattivazione degli esplosivi o la ricognizione in aree contaminate.
Un best seller che tarda a essere rimpiazzato
Piattaforma versatile e non troppo cara, il BMR-600 è stato piuttosto prolifico nei suoi 47 anni di attività. Le unità prodotte variano a seconda delle fonti, ma si stimano tra le 1.300 e le 1.400, la maggior parte destinata all’Esercito spagnolo, circa 800 esemplari. Tra le forze armate che lo hanno ordinato ci sono Arabia Saudita ed Egitto, con circa 200 e 260 unità rispettivamente. Anche il Perù ha detto la sua: la Marina Militare ne ha acquistate 24, poi evolute in un proprio BMR con migliorie su misura. Pure Messico e Marocco lo hanno aggiunto alle rispettive flotte. Altri blindati europei hanno avuto più fortuna, certo, ma per un progetto nazionale nato negli anni Settanta l’export resta notevole.
Negli anni Duemila il BMR è stato aggiornato per allungarne la vita con il BMR M1, che pur mantenendone l’essenza ha introdotto un nuovo motore Scania un po’ più potente da 310 CV, nuova trasmissione, freni rivisti, una corazza migliorata con piastre d’acciaio sullo scafo di alluminio e una torretta aggiornata. Nonostante questo restyling, contro certo armamento moderno il mezzo si è dimostrato ormai superato, e nel 2007 il Ministero della Difesa ha avviato un programma per sostituirlo con il VCR 8×8 Dragón, pensato per fronteggiare ordigni IED e missili antitanque, con tecnologia digitalizzata e combattimento in rete. I ritardi accumulati nello sviluppo e nei test hanno però prolungato la vita operativa del BMR. Si stima che continuerà a lavorare fino alla fine di questo decennio, sostituito gradualmente da questo successore, di cui sono state consegnate 41 unità alla fine del 2025.