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Oltre venti grandi aziende giapponesi hanno comunicato negli ultimi mesi di aver subito attacchi informatici, con milioni di dati dei clienti esposti e una preoccupazione crescente per la sicurezza dell’identità dei consumatori comuni. Il caso più eclatante riguarda Times Car. Circa 6,6 milioni di account sarebbero stati coinvolti e intorno a 1,6 milioni di documenti, tra cui immagini delle patenti di guida e altro materiale identificativo, sarebbero stati consultati senza alcuna autorizzazione.
La portata di questa ondata di violazioni dei dati in Giappone va ben oltre i reparti informatici delle aziende. Tocca negozi, trasporti e piattaforme finanziarie che milioni di persone usano ogni giorno. Lawson ha segnalato circa 2,15 milioni di record dei clienti consultati illegalmente, con dentro potenzialmente nomi, indirizzi email e in parte anche informazioni sulle carte di credito. JR East ha invece reso noto che circa 1,67 milioni di indirizzi email dei clienti della piattaforma Eki net potrebbero essere stati compromessi. Anche Daiwa Securities e Bookoff avrebbero comunicato incidenti simili.
C’è poi il caso di un operatore di servizi cloud legato a SoftBank, che sarebbe stato colpito da un’intrusione con conseguenze estese a quasi 500 aziende ed enti locali, fra cui un operatore ferroviario e un comando di polizia. Questo episodio però non è ancora stato confermato da una comunicazione ufficiale dell’azienda e la sua reale estensione è tuttora in fase di verifica. Il ministro per la sicurezza informatica Toshiharu Furukawa avrebbe definito la situazione “estremamente critica”, una dichiarazione che finora non trova riscontro in un verbale governativo ufficiale.
L’intelligenza artificiale accelera gli attacchi ma non è il colpevole certo
Secondo gli esperti l’intelligenza artificiale sta rendendo gli attacchi più economici e rapidi da mettere in piedi, anche se non è stata indicata come il meccanismo diretto dietro ogni singola violazione. I numeri comunque fanno riflettere. Nei primi sei mesi dell’anno il Giappone avrebbe registrato 123 casi di ransomware, mentre uno studio di TrendAI ha contato 600 attacchi informatici nei primi nove mesi, un totale che avrebbe già superato quello dell’intero anno precedente. Va detto che questi dati non sono stati verificati in modo indipendente.
Gli analisti ritengono che la tecnologia abbassi sia i costi sia le competenze necessarie per colpire. I criminali la userebbero per automatizzare la fase di ricognizione, scrivere messaggi di phishing e adattare le campagne alla lingua locale dei bersagli. Si tratta però di valutazioni di esperti e non di prove che l’AI abbia materialmente eseguito ogni intrusione. Al centro degli incidenti restano infatti le vulnerabilità di sempre, cioè sistemi di autenticazione deboli, software obsoleti e controlli insufficienti sui fornitori esterni. Masaaki Taira, alla guida del quartier generale per la strategia di cybersicurezza del Partito Liberal Democratico, avrebbe parlato di “uno stato di emergenza nel cyberspazio” durante una riunione di partito. Al momento comunque non risulta alcuna dichiarazione formale di emergenza a livello nazionale collegata a questi episodi.
Patenti esposte, banche e consigli per i consumatori
Le immagini delle patenti di guida finite in circolazione sono particolarmente delicate perché uniscono una fotografia a dati identificativi e talvolta all’indirizzo, informazioni che possono essere copiate e riutilizzate con facilità. Alcune stime indicano che sul dark web potrebbero essere vendute a circa 25 yen ciascuna, ma si parla di un possibile valore di mercato e non di vendite effettivamente concluse. Le autorità finanziarie giapponesi avrebbero quindi suggerito alle banche di non basarsi solo sulla patente per aprire nuovi conti. Potrebbero diventare necessari documenti dotati di chip come il passaporto o la carta My Number, perché la verifica del chip conferma che il documento è fisicamente presente e autentico e non una semplice immagine copiata.
L’Ufficio nazionale per la cybersicurezza avrebbe invitato le organizzazioni ad aggiornare i software di protezione, rafforzare le password, rivedere la sicurezza della catena di fornitura e controllare le pratiche dei fornitori terzi. Uno degli incidenti segnalati mostra bene come un solo fornitore compromesso possa propagare il danno a centinaia di realtà collegate. Chi ha avuto rapporti con le aziende coinvolte farebbe bene a guardare con maggiore sospetto i messaggi non richiesti. Gli aggressori che dispongono di nome, email e dati finanziari parziali possono infatti confezionare comunicazioni molto credibili, lontane dalle classiche truffe che ormai quasi tutti cestinano d’istinto. Gli esperti consigliano di attivare l’autenticazione a più fattori sui conti finanziari, di evitare di riutilizzare la stessa password su più servizi e di verificare qualsiasi richiesta urgente di una banca o di un negozio tramite un numero di telefono ufficiale o l’app, mai cliccando su un link ricevuto via email.
Fonte: TecnoAndroid


