Le assicurazioni auto sono finite sotto i riflettori della Corte di Cassazione per una questione che riguarda milioni di automobilisti italiani, anche se la maggior parte di loro probabilmente non ci ha mai fatto troppo caso. Si parla di quella clausola, nascosta tra le righe delle polizze RC auto, che prevede una franchigia del 20% sul costo delle riparazioni ogni volta che si sceglie un carrozziere diverso da quello convenzionato con la compagnia. In pratica, stesso incidente, stesso danno, ma il rimborso cambia radicalmente a seconda di chi esegue il lavoro. Un meccanismo che adesso la Suprema Corte ha rimesso seriamente in discussione.
Il caso partito da Milano e arrivato fino in Cassazione
La vicenda nasce da un ricorso contro Mma Iard Assurance, una compagnia che applicava ai propri clienti una clausola piuttosto lineare nella sua durezza: riparare l’auto nella carrozzeria che si preferisce era possibile, certo, ma a quel punto scattava uno scoperto del 20% sul costo dei lavori. Una sorta di penalizzazione economica per chi non accettava l’officina indicata dall’assicurazione. Il Tribunale di Milano, in primo grado, aveva dichiarato la clausola nulla perché considerata abusiva. Poi però la Corte d’Appello di Milano aveva ribaltato tutto, ritenendola perfettamente lecita. Sembrava che la questione fosse chiusa lì.
E invece no. Con un’ordinanza firmata dal presidente Luigi Alessandro Scarano e depositata il 23 aprile 2026, la Cassazione ha smontato il ragionamento della Corte d’Appello. Il nodo centrale è abbastanza chiaro: bisogna capire se una clausola di questo tipo crei uno squilibrio significativo tra i diritti del consumatore e quelli della compagnia, finendo per limitare la libera scelta del contraente più debole. Può davvero parlarsi di libertà contrattuale quando l’assicuratore penalizza economicamente chi non va dove dice lui? I giudici hanno annullato la sentenza milanese e rinviato il fascicolo a una nuova composizione della stessa Corte d’Appello, che dovrà riesaminare tutto da capo. Una bocciatura tecnica che apre scenari piuttosto pesanti per l’intero settore delle assicurazioni auto.
Il paradosso denunciato da Federcarrozzieri
A spiegare la portata concreta della decisione è Davide Galli, presidente di Federcarrozzieri, l’associazione che da anni porta avanti questa battaglia legale a suon di ricorsi. Il punto, secondo Galli, è tanto semplice quanto assurdo: le compagnie finiscono per pagare in modo diverso lo stesso identico danno, e l’unica variabile è la carrozzeria scelta dal cliente. Una bizzarria contabile che, prima ancora di non reggere sul piano del diritto, non sta in piedi nemmeno dal punto di vista della logica. C’è poi un altro aspetto che Federcarrozzieri denuncia ormai da tempo, e riguarda la qualità delle riparazioni. Quando i prezzi degli interventi vengono fissati al ribasso dalle compagnie, qualcuno dovrà pur tagliare qualcosa. E quel qualcosa, generalmente, non sono i margini dell’assicuratore.
Cosa cambia per gli automobilisti
Questa ordinanza non cancella dall’oggi al domani tutte le clausole di questo tipo presenti nei contratti italiani. La Corte d’Appello dovrà esprimersi nuovamente, e la giurisprudenza avrà bisogno di tempo per consolidarsi. Però il principio adesso è scritto nero su bianco al massimo livello: una clausola che limita la libertà di scelta sul mercato può configurarsi come abusiva, e quindi nulla. Per chi guida, il significato è molto concreto. La prossima volta che il carrozziere di fiducia presenta un preventivo e l’assicuratore minaccia la franchigia del 20%, la partita non è più scontata in partenza. Le compagnie di assicurazioni auto, sempre più spesso, dovranno giustificare perché un cliente che paga regolarmente la propria polizza non possa decidere liberamente a chi affidare la riparazione della propria vettura.