La missione Artemis II ha raggiunto uno dei suoi momenti più significativi. I quattro astronauti a bordo della capsula Orion hanno completato il giro attorno al lato nascosto della Luna, stabilendo un primato storico: sono gli esseri umani che si sono spinti alla massima distanza dalla Terra. E adesso è ufficialmente iniziato il viaggio di rientro verso il nostro pianeta.
Il centro di controllo della missione ha ristabilito il segnale con l’equipaggio di Artemis II all’1.30 circa, ora italiana, dopo una perdita di contatti programmata durata circa 40 minuti. Durante il passaggio dietro la Luna, la comunicazione si interrompe per forza: è la fisica a imporlo. Una volta tornati “visibili”, gli astronauti hanno ripreso a utilizzare la Deep Space Network, la rete internazionale di antenne radio che garantisce il flusso continuo di comunicazioni e dati scientifici tra lo spazio e la Terra.
La prima voce a farsi sentire dopo il ripristino dei contatti è stata quella di Christina Koch. “È fantastico sentirci di nuovo dalla Terra. All’Asia, all’Africa e all’Oceania: vi stiamo guardando. Abbiamo saputo che in questo momento potete alzare lo sguardo e vedere la Luna. Anche noi vi vediamo“, ha dichiarato l’astronauta. Insieme all’equipaggio è stato possibile ammirare anche l’Earthrise, ovvero il “sorgere” della Terra vista da dietro la Luna, uno spettacolo che pochissimi esseri umani nella storia hanno potuto osservare dal vivo.
Un’eclissi solare vista solo dall’equipaggio di Artemis II
Ma il momento forse più spettacolare dell’intera traiettoria è stato un altro. I quattro membri dell’equipaggio di Artemis II hanno avuto il privilegio di assistere a un’eclissi solare durata circa un’ora, durante la quale Orion, la Luna e il Sole si sono trovati praticamente allineati. Si tratta di un fenomeno visibile esclusivamente dalla loro posizione nello spazio: solo l’equipaggio ha potuto vedere il Sole scomparire dietro una Luna in gran parte oscurata dal loro punto di vista.
Questa eclissi è stata addirittura sette volte più lunga rispetto a quelle che normalmente si possono osservare dalla superficie terrestre. Durante quel periodo, gli astronauti hanno colto l’occasione per analizzare la corona solare, cioè l’atmosfera più esterna del Sole. La Nasa ha spiegato che, una volta che il Sole è risultato completamente nascosto dietro la Luna, l’equipaggio ha cercato di individuare lampi d’impatto, polvere sollevata sopra il bordo lunare e obiettivi nello spazio profondo, compresi alcuni pianeti.
Il rientro e le parole della Nasa
Ora resta la parte più delicata: riportare tutti a casa sani e salvi. La Nasa si è congratulata con l’equipaggio e con tutto il team coinvolto nella missione, compresi i partner internazionali e commerciali. Congratulazioni a questo incredibile equipaggio e a tutto il team della Nasa, ai nostri partner internazionali e commerciali, ma questa missione non sarà finita finché non saranno al sicuro con i paracadute, ammarando nell’Oceano Pacifico“, ha scritto l’agenzia spaziale americana sui propri canali social.