Il nuovo Apple Upgrade è arrivato negli Stati Uniti la scorsa settimana e l’accoglienza è stata quasi tutta negativa. Eppure dietro questo programma di leasing per iPhone si nasconde qualcosa di molto più ambizioso. Secondo Mark Gurman, la firma di Bloomberg che segue Apple da anni, questa formula è solo il primo passo di una strategia che l’azienda ha costruito internamente per ben cinque anni. L’obiettivo finale? Una sola bolletta che copra tutto, dall’iPhone 17 Pro Max fino ai servizi digitali.
La storia parte da lontano. Apple aveva iniziato a lavorare su un abbonamento hardware circa mezzo decennio fa, con il team di Apple Pay a guidare il progetto. Il lancio era previsto già nel 2023. Poi, due anni più tardi, tutto si è fermato. Gli ingegneri vennero riassegnati e il motivo era chiaro, la paura dei controlli da parte delle autorità sulle ambizioni finanziarie dell’azienda. La stessa preoccupazione che aveva affossato Apple Pay Later. La versione arrivata la settimana scorsa aggira il problema affidando il finanziamento a Klarna, mentre Apple si tiene stretta l’esperienza cliente.
Tre mosse che girano nello stesso momento
La prima è di natura normativa. È Klarna a farsi carico del rischio di credito e degli obblighi di conformità, così Apple incassa ricavi ricorrenti senza doversi trasformare in un istituto di credito. Furba, come soluzione.
La seconda è puramente psicologica. Un iPhone 17 Pro con 256GB costa circa 1.010 euro se comprato subito, oppure circa 29 euro al mese su un leasing di 24 mesi. Quasi nessuno si mette a fare i conti totali. La gente si chiede solo se può permettersi un euro al giorno, ed è tutta qui la questione.
La terza è quella su cui Gurman continua a tornare. I dirigenti avrebbero discusso l’idea di unire il costo del dispositivo con iCloud+, AppleCare e lo streaming in un’unica fattura. Buona parte dell’impalcatura esiste già, visto che Apple One raggruppa i servizi e AppleCare One copre fino a tre dispositivi per circa 18 euro al mese. Chi possiede un Galaxy S26 Ultra o un Pixel 10 Pro e finanzia tramite operatore conosce bene la seconda strategia. Samsung e Google, intanto, osservano un rivale che sta testando se le persone accetteranno di prendere in affitto un intero ecosistema.
Attenzione, è un leasing e le condizioni contano
Le critiche dopo il lancio sono state piuttosto compatte. Sondaggi informali su Threads e X subito dopo l’annuncio hanno visto rispettivamente l’80% e il 78% degli utenti dichiarare che avrebbero rinunciato. Buona parte della rabbia nei forum, curiosamente, punta il dito contro Klarna più che contro Apple.
Va detto con chiarezza che un leasing non è un piano di pagamento. Alla fine del periodo il dispositivo non è di proprietà, a meno di pagare la quota di riscatto. I termini di Apple avvertono di costi sostanziosi in caso di chiusura anticipata. E se non si fa nulla alla scadenza, il contratto si trasforma in un leasing mensile fino a sei mesi, con pagamenti che potrebbero aumentare.
Prendere in leasing un iPhone significa anche scegliere al momento dell’acquisto tra AT&T, T-Mobile o Verizon, anche se il telefono resta sbloccato. Per chi tende a tenere lo stesso telefono per quattro anni, comprarlo a titolo definitivo costa comunque meno.
Il fascino di un numero prevedibile ogni mese c’è, soprattutto ora che i prezzi delle memorie stanno spingendo in alto i costi dell’hardware. Ma una sola fattura che copre iPhone, Mac, iPad, orologio e ogni servizio è anche il vincolo più forte che Apple abbia mai costruito. Lasciare vorrebbe dire restituire l’hardware e sciogliere gli abbonamenti nello stesso momento.


