C’è una regola non scritta dietro le serie e i film di Apple TV che pochi conoscono, e riguarda un tema tanto delicato quanto strategico: la Cina. Non si tratta solo di dove vengono assemblati iPhone, iPad o Mac. Il colosso asiatico ha condizionato, in modo silenzioso, anche i contenuti che gli abbonati possono vedere sulla piattaforma di streaming di Cupertino.
Quando Apple TV+ arrivò a novembre 2019, quando ancora portava il “plus” nel nome, la scommessa sullo streaming sembrava seguire la solita logica di Hollywood. Col tempo però è emerso qualcos’altro. C’erano delle linee rosse ben precise sui contenuti, e passavano proprio dalla Cina.
La regola non scritta di Apple TV
A quanto pare la raccomandazione arrivò da Eddy Cue e Morgan Wandell. Il primo è vicepresidente dei servizi di Apple, il secondo all’epoca era responsabile dei contenuti di Apple TV. Il messaggio ai partner era chiaro: “evitate di ritrarre la Cina in modo negativo”. E non era l’unica indicazione. L’altra riguardava il divieto di mostrare nudi espliciti.
Nessuna delle due era una politica pubblica della piattaforma, né qualcosa messo nero su bianco in un contratto con le case di produzione. Si trattava di un orientamento chiaro, trasmesso in un momento cruciale come i primi passi del servizio. La cosa curiosa è che Apple TV non era (e non è tuttora) disponibile in Cina. Eppure l’azienda dipende moltissimo dal Paese. E non solo per la fabbricazione dei dispositivi, ma perché per anni il mercato cinese è stato uno dei più importanti per il suo business.
L’idea di fondo era semplice, evitare conflitti inutili con Pechino. Soprattutto dopo la grande crisi di reputazione vissuta dalla compagnia in Cina nel 2013, quella che costrinse Tim Cook in persona a scusarsi pubblicamente. Non era solo intrattenimento, era strategia globale di un’azienda con enormi interessi commerciali nel gigante asiatico.
Nonostante tutto, i problemi sono arrivati
Uno degli esempi più chiari di tensione sui contenuti riguarda il comico Jon Stewart. Il suo programma su Apple TV, intitolato “The Problem with Jon Stewart” e uscito a marzo 2023, si è chiuso dopo due stagioni, quando Apple e il comico interruppero la collaborazione mentre stavano già preparando una terza.
La versione ufficiale parla di una decisione presa di comune accordo per divergenze creative tra le parti. Diverse informazioni però hanno puntato il dito su disaccordi legati ad alcuni temi che Stewart voleva affrontare, e tra questi c’era proprio la Cina.
La faccenda è arrivata perfino al Congresso degli Stati Uniti, dove alcuni parlamentari hanno chiesto spiegazioni ad Apple su una possibile influenza cinese in quella decisione. Anche se non si è mai chiarito cosa fosse successo davvero.
Nel libro “Apple in China” di Patrick McGee si racconta che il programma di Stewart conteneva contenuti relativi alla Cina. Non si parla di un divieto esplicito da parte di Apple, ma si descrive uno scontro editoriale che alla fine ha reso impossibile la continuazione del progetto.
Quell’episodio riassume bene una delle tesi principali del libro. Non c’è stato bisogno di stabilire una politica di censura scritta per fissare certi limiti. Bastava far capire fin dall’inizio quale tipo di contenuti poteva creare grattacapi a una compagnia il cui futuro restava strettamente legato alla Cina.