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Anthropic verso l’IPO: valutazione da 2.000 miliardi di dollari

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Sulla scia di quanto fatto da SpaceX, adesso tocca ad Anthropic: la società guidata da Dario Amodei ha già depositato la documentazione presso la SEC, l’autorità di vigilanza sui mercati statunitensi, il 1 giugno, e punta a un’IPO che secondo le indiscrezioni potrebbe portare a una valutazione di 2.000 miliardi di dollari. Cifre che, se confermate, farebbero della quotazione uno degli eventi finanziari più pesanti mai visti nel settore tecnologico. Nel frattempo l’azienda si muove anche su un altro fronte, quello dei chip, con un’assunzione di peso arrivata da Google.

I numeri che circolano parlano di una raccolta superiore ai 100 miliardi di dollari al termine dell’offerta pubblica iniziale. Per capire la scala della cosa basta un confronto: SpaceX ha chiuso la propria IPO incassando 85,7 miliardi di dollari e toccando una valutazione di quasi 1.800 miliardi, oggi attorno ai 1.860 miliardi. Quell’operazione aveva reso Elon Musk il primo trilionario della storia, con un patrimonio che al momento si aggira sugli 850 miliardi di dollari. Il record, insomma, è già nel mirino.

Da 965 miliardi a 2.000 miliardi in pochi mesi

I documenti relativi all’IPO di Anthropic dovrebbero diventare pubblici entro fine agosto. Il salto rispetto alla situazione attuale è notevole: dopo l’ultimo round di finanziamenti, chiuso a fine maggio, l’azienda aveva raccolto circa 65 miliardi di dollari attestandosi su una valutazione di 965 miliardi. Con lo sbarco in Borsa, quindi, il valore raddoppierebbe di fatto in una manciata di mesi.

Nella documentazione compariranno anche i cosiddetti fattori di rischio, cioè tutte le condizioni che potrebbero pesare negativamente sul business e, di conseguenza, sul valore delle azioni. Il modello di ricavi dell’azienda californiana poggia in larga parte sugli abbonamenti sottoscritti dai clienti enterprise che utilizzano Claude Code e gli altri strumenti di intelligenza artificiale. Il problema, semmai, sta dall’altra parte del bilancio: sviluppare e addestrare i modelli richiede investimenti enormi, con costi che crescono di pari passo con le ambizioni.

Servono data center, servono chip, serve energia elettrica in quantità. Anthropic ha già firmato accordi con diversi fornitori di infrastrutture e componenti, un elenco che comprende NVIDIA, AMD, Broadcom, Amazon, Google, Microsoft e SpaceX. Ma negli Stati Uniti il clima attorno ai data center si è fatto più teso, con proteste sempre più frequenti contro la costruzione di nuovi impianti e alcuni Stati che hanno approvato una moratoria. A questo si aggiunge un’altra variabile che preoccupa il settore, ovvero i modelli open source cinesi, che continuano a guadagnare terreno in termini di potenza e qualità.

Un chip proprietario per ridurre la dipendenza da NVIDIA

La strategia per alleggerire la bolletta hardware passa dallo sviluppo di chip proprietari. Non è una novità nel panorama dei grandi nomi dell’intelligenza artificiale, ma per Anthropic rappresenta un passaggio importante: dipendere quasi interamente da NVIDIA significa essere esposti a listini, tempi di consegna e priorità decise da altri.

Da qui l’arrivo di Amir Salek, ex Google, dove ha guidato fino al 2022 il team che si occupava della progettazione delle TPU, le unità di elaborazione sviluppate internamente da Mountain View proprio per i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale. Un profilo che parla da solo, e che segnala l’intenzione di costruire in casa quello che oggi viene acquistato all’esterno.

Il primo chip AI firmato Anthropic è dunque il tassello che l’azienda vuole aggiungere alla propria infrastruttura mentre si prepara al debutto sui mercati. La combinazione tra ricavi in crescita dal lato enterprise e controllo diretto su una parte della catena hardware è esattamente il tipo di racconto che gli investitori si aspettano di trovare nei documenti in arrivo. Tutto il resto, dalle moratorie sui data center alla concorrenza asiatica, finirà nella sezione dedicata ai rischi, quella che spesso viene letta con meno attenzione ma che descrive meglio di ogni altra il terreno su cui l’azienda si muove.

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