Le funzioni integrate di Android che oggi diamo per scontate non sono sempre state lì. Nei primi anni del sistema operativo di Google, il panorama era decisamente più scarno di quello attuale. Per svolgere operazioni che ora sembrano banali, bisognava scaricare app dedicate, spesso di terze parti, con tutti i rischi e le scomodità del caso. Col tempo, però, Google ha assorbito molte di queste funzionalità direttamente nel sistema operativo, trasformandole in strumenti nativi. Ecco le più significative, quelle che hanno fatto un percorso curioso: da app indipendenti a pilastri di Android.
Partiamo dalla torcia. Può sembrare assurdo, ma fino al 2015, con Android 6.0 Marshmallow, non esisteva un pulsante dedicato nel pannello delle impostazioni rapide. Per anni, milioni di utenti hanno scaricato app torcia di dubbia provenienza. Alcune funzionavano, altre erano quantomeno discutibili dal punto di vista della privacy. E se il telefono non aveva nemmeno il flash LED, lo schermo stesso faceva da torcia. Per il cursore della luminosità, poi, si è dovuto attendere quasi un altro decennio. Vale la pena ricordare che, sempre fino ad Android 4.0 Ice Cream Sandwich, persino fare uno screenshot richiedeva il root del telefono.
Altro capitolo: i filtri luce blu. Oggi sono una funzione standard su praticamente qualsiasi dispositivo, ma per anni l’unica strada era installare app come Bluelight Filter for Eye Care. Il filtro nativo, chiamato “Night Light”, è arrivato solo con Android 7.1.1 Nougat nel 2016. Sul Play Store si trovano ancora diverse alternative, ma la comodità di avere tutto integrato ha cambiato le abitudini di molti.
Dal file manager allo scanner QR: funzioni che sembravano ovvie ma non lo erano
Per chi veniva da Windows o da Symbian, l’assenza di un file manager su Android era quasi incredibile. App come ES File Explorer, ASTRO File Manager e Total Commander hanno dominato la scena per anni. Google ha introdotto una soluzione embrionale con Android 6.0 Marshmallow, e successivamente ha creato Files by Google. Produttori come Samsung e HTC, però, offrivano già gestori di file proprietari da tempo. Ancora oggi i file manager di terze parti restano superiori alle soluzioni integrate, anche se le app di Google e Samsung sono più che sufficienti per la maggior parte degli utenti.
Lo scanner QR ha una storia simile. Per anni servivano app dedicate, e solo intorno al 2018, con Android 9 Pie e l’integrazione di Google Lens, è arrivato il supporto nativo. Alcuni produttori, in realtà, avevano già implementato la funzione nelle loro app fotocamera ben prima. Oggi basta aprire la fotocamera, oppure usare la scorciatoia nel pannello delle impostazioni rapide.
E poi c’è l’hotspot mobile. Prima di Android 2.2 Froyo (2010), condividere la connessione internet del telefono con un computer richiedeva app come PdaNet, installate sia sullo smartphone che sul PC, con procedure piuttosto macchinose. Alcuni produttori come HTC offrivano soluzioni proprie, ma anche quelle richiedevano un po’ di smanettamento. Oggi è questione di un singolo tocco nel pannello rapido.
Always On Display, widget nella schermata di blocco e personalizzazione della home
L’Always On Display ha sostituito le notifiche LED ed è ormai presente sulla stragrande maggioranza dei telefoni Android. Ma le sue origini risalgono ai tempi di Symbian e Windows Phone, con la funzione Nokia Glance Screen introdotta nel 2013. Su Android, uno dei primi dispositivi a offrire qualcosa di simile fu Moto X, ma la vera diffusione mainstream è arrivata con Samsung Galaxy S7. Prima di tutto questo, c’era chi installava app di terze parti per replicare la funzione, col rischio concreto di massacrare la batteria sui display LCD.
I widget nella schermata di blocco hanno avuto una vita ancora più travagliata. Introdotti ufficialmente con Android 4.2 Jelly Bean, rimossi con Android 5.0 Lollipop, e poi tornati con Android 16. App come WidgetLocker permettevano personalizzazioni notevoli già dal 2011, ma la curva di apprendimento era ripida e l’entusiasmo tendeva a scemare rapidamente.
La personalizzazione della home screen è forse il capitolo più emblematico. Launcher come LauncherPro e il leggendario Nova Launcher hanno definito un’epoca. Nova, in particolare, è stato per anni il punto di riferimento assoluto, prima di essere acquisito e poi progressivamente abbandonato nel 2025. Oggi, interfacce come One UI di Samsung, combinata con Good Lock, offrono un livello di personalizzazione tale da rendere superfluo un launcher esterno. Sul fronte Pixel, il launcher predefinito resta decisamente più limitato, anche se alternative come METROV, ispirata all’esperienza Windows Phone, continuano ad alimentare l’interesse verso i launcher personalizzati.