I processori AMD Medusa Point con architettura Zen 6 sono ricomparsi nel database di Geekbench, e questa volta i numeri raccontano una storia ancora più interessante rispetto alle prime apparizioni. Il chip si è mostrato con prestazioni superiori a quanto visto finora, nonostante giri a frequenze davvero basse. Parliamo di un APU capace di battere la generazione attuale mentre lavora a soli 2 GHz, una cosa che fa alzare più di un sopracciglio tra chi segue da vicino il mondo dei processori.
Cosa dicono i nuovi benchmark di Medusa Point
Qualche mese fa era già arrivata la prima segnalazione di Medusa Point su Geekbench. Il chip era stato individuato sulla piattaforma Plum-MDS1, quella che monta il nuovo socket FP10 BGA, pensata come banco di prova per i SoC AMD di prossima generazione nella fascia tra 28 e 45 watt. I primi risultati erano già buoni, considerando che il processore girava a 2,40 GHz. Ora però ci sono numeri freschi.
Il processore appare di nuovo etichettato come chip Ryzen 9, con identificativo 100-000001713-33_N, e porta con sé 10 core e 20 thread. La base è l’architettura Zen 6, in una configurazione 4+6, quindi un mix tra versioni classiche e varianti ottimizzate per l’efficienza. La differenza rispetto alla segnalazione precedente sta tutta nelle frequenze. Questa volta il chip lavora a 2,00 GHz di base con un picco di 2063 MHz, mentre prima partiva da 2,40 GHz arrivando a 2007 MHz. Oltre alle frequenze, la scheda tecnica riporta 32 MB di cache L3 e 10 MB di cache L2, anche se il valore della L3 sembra affetto da un bug di lettura.
C’è poi un dettaglio che merita attenzione. Per la prima volta Geekbench segnala il supporto FP16 tramite AVX-VNNI per la futura architettura Zen 6. In pratica AMD offrirà piene capacità FP16 con i suoi SoC di nuova generazione, Medusa Point compreso, e questo aiuterà ad accelerare tutti quei carichi di lavoro che sfruttano il set di istruzioni FP16.
Prestazioni a confronto con Strix Point
Veniamo ai numeri veri. L’APU Medusa Point a 10 core ha totalizzato 3174 punti nel test single-core e 15.092 punti nel multi-core. Confrontando questi valori con la media del Ryzen AI 9 365, il chip Strix Point basato su Zen 5, salta fuori che il nuovo arrivato è più veloce del 29 per cento in single-core e del 22 per cento in multi-core.
Vale la pena mettere in fila i dati. Medusa Point con i suoi 10 core Zen 6 a 2,0 GHz fa 3174 in single e 15.092 in multi. Il Ryzen AI 9 HX 370, con 12 core Zen 5 spinti fino a 5,1 GHz, si ferma a 2605 e 13.396. Il Ryzen AI 9 365, sempre 10 core Zen 5 ma a 5,0 GHz, arriva a 2470 e 12.407.
Certo, in giro esistono punteggi migliori per il Ryzen AI 9 365, ma quelli citati sono la media di tutti i test fatti finora. E poi c’è un particolare che pesa parecchio. Il chip Zen 5 gira in boost fino a 5 GHz, una velocità enormemente più alta rispetto ai 2 GHz a cui viaggiava l’APU Zen 6. Il che rende il divario prestazionale ancora più significativo.