Amazon Dona ha raggiunto un traguardo che dice molto su come stia cambiando il modo di gestire l’invenduto. Oltre 600 mila prodotti recuperati e regalati a chi ne ha davvero bisogno, in Italia, per un valore che supera gli 8 milioni di euro. Il programma, pensato per dare una seconda vita agli articoli ancora buoni ma non più vendibili, è stato presentato a Roma nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, durante un incontro dedicato ai dieci anni della cosiddetta Legge Gadda, la 166 del 2016 nota anche come legge anti spreco.
L’appuntamento, intitolato “Quando il valore non si spreca”, è nato su iniziativa dell’On. Maria Chiara Gadda e ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e Terzo Settore. Il punto centrale era capire come quel modello si sia allargato nel tempo. Non più solo cibo, ma anche prodotti per la cura della persona, articoli per l’infanzia, materiale scolastico, giocattoli e beni di uso quotidiano. Roba che magari ha la confezione rovinata, multipack incompleti oppure semplicemente rientra tra le eccedenze che un grande operatore si trova comunque a dover gestire. Prodotti in ottime condizioni, insomma, ma che il mercato tradizionale non può più assorbire.
Come funziona il recupero dei prodotti
Amazon Dona nasce dalla collaborazione tra Amazon, i suoi partner di vendita, Fondazione Valore e Centro FIVE. Il meccanismo è più concreto di quanto sembri. Gli articoli vengono selezionati, stoccati e poi ridistribuiti attraverso una rete di hub logistici regionali, con il coinvolgimento di circa 1.400 enti del Terzo Settore sparsi in tutta Italia. E non finisce lì. Amazon mette a disposizione anche furgoni e autisti per portare le donazioni fino alle organizzazioni benefiche sul territorio, così da coprire l’ultimo tratto del percorso.
Il filo che tiene insieme tutto è quello dell’economia circolare solidale. Recuperare ciò che rischierebbe di finire fuori dai canali normali e trasformarlo in un sostegno per famiglie e associazioni. Fino a oggi il programma ha toccato più di 35 mila famiglie in condizioni di fragilità. L’On. Gadda, prima firmataria della legge, ha ricordato un aspetto spesso trascurato. La 166 viene quasi sempre associata allo spreco alimentare, ma in realtà permette di intervenire su un paniere di beni molto più ampio, sempre più vicino ai bisogni reali delle persone.
La rete logistica al servizio delle comunità
Giorgio Busnelli, Country Manager di Amazon Italia, ha spiegato che l’obiettivo è far sì che un prodotto ancora utile possa avere una seconda vita, riducendo gli sprechi e mettendo la rete logistica dell’azienda a disposizione delle comunità. Per Gabriele Sepio, Presidente di Fondazione Valore, la Legge 166 ha portato un vero cambio culturale nel rapporto tra imprese e non profit, rendendo più strutturale il recupero delle eccedenze e la loro redistribuzione.
Il programma si inserisce in un lavoro più ampio sulla gestione di resi e invenduti. In Europa, nel 2025, Amazon e i suoi partner di vendita hanno donato oltre 35 milioni di prodotti. Quelli che possono tornare sul mercato vengono rimessi in vendita come nuovi, usati o ricondizionati tramite canali come Amazon Seconda Mano e Amazon Renewed. Gli articoli ancora validi ma non rivendibili finiscono invece in programmi di donazione come questo.
In Italia una parte del lavoro passa da Castel San Giovanni, il primo centro logistico aperto da Amazon nel Paese, riconvertito nel 2025 in un polo dedicato alla gestione dei resi. Una scelta che racconta una presenza ormai radicata. Dal 2010 l’azienda dichiara oltre 25 miliardi di euro investiti in Italia, con più di 19.000 dipendenti a tempo indeterminato distribuiti in oltre 60 sedi.