In Italia la questione dei veicoli senza RC Auto ha raggiunto proporzioni che mettono in allarme sia le istituzioni sia il mondo assicurativo. I numeri parlano chiaro. Stando ai dati del Centro elaborazione della Motorizzazione, illustrati dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini durante l’assemblea dell’ANIA, circa 9 milioni di veicoli su 47 milioni censiti risulterebbero privi della copertura obbligatoria. Una cifra enorme, che tiene dentro automobili, mezzi pesanti, motocicli e ciclomotori, e che cambia parecchio da provincia a provincia. C’è però un dettaglio da tenere presente. In quegli archivi finiscono anche mezzi destinati alla rottamazione o fermi da anni, ma ancora registrati. Un elemento che pesa nella lettura del fenomeno.
Guardando i dati nel dettaglio, alcune categorie mostrano una situazione davvero critica. Su circa un milione di mezzi pesanti, secondo quanto presentato dal MIT, 300 mila viaggerebbero senza assicurazione. Il quadro peggiora sulle due ruote. Su circa 8 milioni di motocicli, oltre 3 milioni sarebbero scoperti. E tra i ciclomotori il divario è ancora più marcato, con 2,3 milioni di mezzi non assicurati su 3,2 milioni totali. In alcune province italiane l’incidenza dei veicoli senza assicurazione arriverebbe fino al 90 per cento del parco circolante di determinate categorie. Ed è proprio la lettura territoriale a diventare uno dei perni della nuova strategia. Capire dove si concentra l’evasione permette di indirizzare meglio i controlli delle forze dell’ordine.
Il piano del MIT tra banche dati incrociate e controlli più capillari
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vuole ora stringere le maglie sui mezzi privi di RC Auto obbligatoria, puntando su una maggiore integrazione tra le varie banche dati pubbliche e assicurative. L’idea è rendere più semplice individuare i veicoli davvero in circolazione senza copertura, separandoli da quelli fermi, destinati alla demolizione o rimasti solo negli archivi. La prospettiva guarda ai sistemi di lettura automatica delle targhe, collegati alle informazioni sulla copertura. Telecamere, dispositivi OCR e infrastrutture già presenti sulle strade potrebbero rendere i controlli più rapidi e diffusi, anche se un uso sistematico di questi strumenti richiede un quadro normativo e tecnico adeguato. Il principio resta uno solo. Aumentare le probabilità di beccare chi usa davvero un mezzo senza aver stipulato la polizza.
Perché la stretta riguarda anche chi paga regolarmente
La lotta all’evasione della RC Auto non tocca soltanto chi guida senza copertura. La presenza di milioni di mezzi non assicurati è un problema per l’intero sistema e, soprattutto, per gli automobilisti che le regole le rispettano davvero. In caso di incidente causato da un veicolo scoperto può intervenire il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, alimentato anche da un contributo applicato ai premi assicurativi. Tradotto, chi paga finisce per coprire in parte anche chi non lo fa. Ridurre il numero dei mezzi senza polizza significa quindi rafforzare la tutela di chi sta sulla strada e limitare costi che ricadono su tutta la collettività.
Per il Governo si tratta di una vera operazione di equità. Più controlli, maggiore interoperabilità tra le banche dati e strumenti digitali capaci di individuare con precisione chi circola senza assicurazione auto obbligatoria. Se il piano annunciato dal MIT arriverà a pieno regime, per chi sceglie di mettersi al volante senza copertura sfuggire ai controlli diventerà molto più complicato.