Il Pentagono ha aggiornato la sua lista nera delle aziende cinesi sospettate di avere legami con l’esercito di Pechino, e fra i nomi spuntano tre colossi che è difficile ignorare: Alibaba, Baidu e BYD. Due giganti del mondo online e uno dei produttori di auto elettriche più in forma del momento. Un trio che pesa, e che inevitabilmente sposta gli equilibri di una partita già tesa fra Washington e Pechino.
Giganti dell’online e dell’automotive finiscono nell’elenco
Conviene chiarire subito una cosa: finire in questo elenco non significa essere colpiti da sanzioni vere e proprie. La conseguenza concreta è un’altra. Al Dipartimento della Difesa statunitense sarà vietato firmare contratti di fornitura con queste realtà, sia in modo diretto sia passando per società terze. Una stretta che diventerà operativa a partire da giugno 2027 e che, con tutta probabilità, costringerà a rivedere alcune collaborazioni già avviate.
C’è poi un dettaglio curioso nella storia di questa lista. Stando alle ricostruzioni della stampa americana, l’elenco era già comparso a febbraio. Poi, poco dopo la pubblicazione, è sparito dal sito senza una sola riga di spiegazione ufficiale. La tempistica fa pensare: la rimozione sembrerebbe collegata al viaggio di Donald Trump in Cina, dove ha incontrato Xi Jinping. Forse un modo per smussare gli angoli ed evitare frizioni proprio alla vigilia di quell’incontro. Adesso che il documento è tornato pubblico, però, le tensioni rischiano di riaccendersi.
Nel testo compaiono anche due nomi che prima non c’erano: ChangXin Memory Technologies, nota come CXMT, e Yangtze Memory Technologies, ovvero YMTC. Entrambe produttrici di chip, entrambe assenti dalla versione precedente. Un segnale di come l’attenzione americana si stia concentrando sempre più sul settore dei semiconduttori.
Il braccio di ferro sui chip non accenna a fermarsi
Le relazioni fra i due Paesi sono già provate da tempo, e il fronte più caldo resta quello dei chip. Il nodo è l’esportazione verso la Cina di componenti che sono ormai il cuore pulsante delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Senza quei pezzi, costruire data center e sistemi avanzati diventa molto più complicato, ed è esattamente questo che gli Stati Uniti stanno cercando di limitare.
In questo scenario un ruolo decisivo potrebbe giocarlo Taiwan, dove ha sede TSMC, uno dei nomi più importanti del settore a livello globale. L’isola starebbe valutando l’introduzione di restrizioni proprio in sintonia con le richieste americane. Una mossa che, se confermata, allineerebbe Taipei alla strategia di Washington e stringerebbe ulteriormente il cerchio attorno alle ambizioni tecnologiche di Pechino.
Per ora la lista è di nuovo online, con i suoi nomi pesanti e le nuove aggiunte nel comparto della memoria. Le aziende coinvolte hanno tempo fino a giugno 2027 prima che lo stop ai contratti con la Difesa diventi effettivo.