Il futuro dell’intelligenza artificiale applicata al settore auto in Italia ha numeri che fanno riflettere: fino a 6,1 miliardi di euro entro il 2050, secondo quanto emerso dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano. Una cifra che racconta quanto profondamente l’AI stia già ridisegnando l’intera filiera automobilistica, dalla progettazione alla produzione, dalla vendita all’esperienza di guida quotidiana. E non si tratta di proiezioni campate in aria, ma di stime ancorate a tendenze già in atto, come lo sviluppo della guida autonoma e la gestione sempre più intelligente delle flotte aziendali.
I dati sono stati presentati a Roma da Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio, e il quadro che ne esce è piuttosto chiaro: il comparto automotive è oggi il secondo settore per maturità nell’adozione dell’intelligenza artificiale, superato soltanto da quello tecnologico. Meglio di aerospazio e scienze della vita, per capirci. L’AI è ormai integrata in ogni anello della catena del valore dell’auto, e questo posizionamento dice molto sulla velocità con cui il cambiamento sta avvenendo.
Italiani e AI in auto: entusiasmo con qualche riserva
Il 52% degli italiani guarda con favore all’intelligenza artificiale applicata ai veicoli. I motivi principali? La promessa di una riduzione degli incidenti, l’ottimizzazione dei consumi e la possibilità di contare sulla manutenzione predittiva, cioè quella capacità dei sistemi di anticipare un guasto prima che si verifichi. Sono vantaggi tangibili, il tipo di cose che possono cambiare concretamente la vita di chi guida ogni giorno.
Però non è tutto rose e fiori. Le preoccupazioni esistono e sono comprensibili: malfunzionamenti software, perdita di controllo del veicolo, rischi legati ad attacchi informatici. Sono timori che non si possono liquidare con una scrollata di spalle. Serve un equilibrio delicato tra innovazione e regolamentazione, tra spinta tecnologica e garanzie di sicurezza reali. Ed è esattamente su questo fronte che si gioca la partita più importante per l’adozione dell’AI nel settore auto.
Guida autonoma: cosa cambia davvero per la mobilità
La guida autonoma è forse il capitolo più affascinante di questa trasformazione. Oltre la metà degli italiani si dichiara pronta a salire su un veicolo senza conducente, soprattutto per gli spostamenti urbani e nel traffico intenso. E i numeri sugli impatti potenziali sono impressionanti: la diffusione di robotaxi e servizi condivisi potrebbe portare a una riduzione fino al 90% dei feriti sulle strade, oltre a un calo significativo delle auto in circolazione nei centri urbani e delle emissioni inquinanti.
Giulio Salvadori ha inquadrato bene la questione: “Il settore della mobilità sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da sfide complesse, ma anche da grandi opportunità. La guida autonoma rappresenta una delle evoluzioni più significative, con un impatto diretto sulla sicurezza stradale.”
Sul piano normativo, Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri), ha messo l’accento sull’importanza dell’AI Act europeo: “Introduce regole necessarie su sicurezza, trasparenza e responsabilità. È fondamentale però che sia accompagnato da politiche industriali e strumenti di domanda che rendano queste innovazioni accessibili e sostenibili.”
E poi c’è il mondo delle imprese, dove l’impatto dell’intelligenza artificiale è già concreto. Federico Antonio Di Paola, Presidente di Best Mobility, associazione che riunisce fleet e mobility manager, ha parlato dell’AI come di “un acceleratore fondamentale per la mobilità delle imprese”. Le flotte aziendali stanno diventando sempre più intelligenti, con benefici misurabili in termini di efficienza, sostenibilità e sicurezza. Non è più una questione di “se”, ma di quanto velocemente queste tecnologie diventeranno lo standard.