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Che fine fanno gli account Google e gli account Apple quando il proprietario muore? Può sembrare una domanda macabra, ma riguarda chiunque abbia una vita digitale. La scomparsa di una persona cara porta con sé il peso enorme del lutto e quasi sempre una valanga di incombenze pratiche come una casa da vendere, il contratto del telefono da disdire e oggetti da sistemare. Visto che ormai buona parte delle nostre giornate passa dalla rete, anche la morte ha assunto una dimensione digitale che non si può più ignorare.
Molto dipende da quello che il titolare ha deciso quando era ancora in vita. Diverse piattaforme offrono strumenti per gestire la propria eredità digitale, ma funzionano solo se qualcuno compie una scelta consapevole in anticipo indicando una persona di fiducia a cui trasferire l’accesso. In assenza di indicazioni il destino dei profili resta nelle mani delle regole fissate dalle singole aziende, e tra Google e Apple le differenze non mancano.
Cosa succede a un account Google dopo la morte
Senza alcuna pianificazione, all’account Google non succede praticamente nulla, almeno nell’immediato. L’azienda però sta rendendo più semplice organizzare per tempo le opzioni legate all’eredità. Già nel 2013 Big G ha lanciato la Gestione account inattivo, uno strumento che permette di stabilire cosa fare del proprio profilo nel caso resti inutilizzato per un periodo prolungato.
Attraverso questo servizio è possibile chiedere la cancellazione dei dati dopo 3, 6 o 12 mesi di inattività. In alternativa si può scegliere di inoltrare messaggi, contatti, canali YouTube e altri contenuti fino a un massimo di 10 persone di fiducia. Nel post con cui era stata presentata la funzione, il responsabile di prodotto Andreas Tuerk spiegava che l’obiettivo era consentire agli utenti di pianificare la propria vita digitale dopo la morte tutelando privacy e sicurezza.
Chi non configura lo strumento rischia semplicemente che il profilo venga eliminato. Il sistema avvia la procedura dopo almeno due anni senza attività, e per attività si intendono gli accessi, l’uso dell’app Gmail e qualsiasi altra azione compiuta sui prodotti dell’azienda. Se il defunto non aveva attivato la funzione, i familiari possono contattare direttamente Google per chiedere la disattivazione dell’account prima della soglia standard dei due anni. In questo caso però non riceveranno alcun dato contenuto nel profilo.
Come funziona il Contatto erede di Apple
Anche Apple prevede un sistema per gestire account e vita digitale dopo la scomparsa dell’utente, e pure qui serve un minimo di lungimiranza. Cupertino consente di designare fino a cinque persone come Contatti erede, cioè soggetti che hanno il diritto legale di accedere ai dati iCloud e ai dispositivi del titolare in caso di decesso. La nomina avviene dalle impostazioni dell’Apple Account, che generano una chiave di accesso da conservare e utilizzare al momento opportuno.
Dopo la morte dell’utente, il contatto designato può recuperare foto, messaggi, note, file e backup dei dispositivi condividendo proprio quella chiave. A questa va aggiunto il certificato di morte, che Apple richiede per sbloccare le informazioni. Una volta presentati entrambi i documenti, l’erede ha tre anni di tempo per scaricare i dati prima che l’account venga cancellato in via definitiva.
C’è poi un dettaglio che spesso sorprende. Il contatto erede non potrà accedere ai contenuti acquistati come musica, film o libri. A differenza di una collezione di DVD o di volumi cartacei, i contenuti digitali non possono essere trasmessi a chi eredita.
Chi non nomina nessuno deve fare i conti con tempi molto più stretti rispetto a Google. Dopo appena un anno di inattività su iCloud l’utente riceve un’email di avviso e l’account viene eliminato 30 giorni più tardi.
Fonte: TecnoAndroid








