Il redesign portato da Liquid Glass ha generato un bel po’ di discussione, e a questo punto è chiaro che resterà. Ma tra tutte le analisi sul nuovo linguaggio visivo, c’è un dettaglio che è passato quasi inosservato: i menù di macOS Tahoe. Più precisamente, la scelta di piazzare un’icona accanto a ogni singolo elemento di una lista. A prima vista sembra una cosa utile, un tocco di modernità. Eppure, guardando indietro, viene fuori che la stessa Apple sconsiglia esattamente questa pratica da decenni.
Non serve andare troppo lontano. Anzi, in realtà sì. Perché nel 1992 Apple pubblicò le sue “Macintosh Human Interface Guidelines”, un documento che era sostanzialmente il decalogo del buon design delle interfacce. Lì dentro c’erano le regole da seguire, tanto per Apple quanto per gli sviluppatori. E il messaggio era piuttosto chiaro: le icone nei menù devono essere riconoscibili, coerenti e soprattutto utili. Non decorative. L’idea di fondo era semplice: se un’icona in un menù serve a far arrivare l’occhio più velocemente all’azione cercata, allora ha senso inserirla. Ma riempire l’intero elenco di icone produce l’effetto opposto. Nulla risalta più. È un po’ come sottolineare ogni singola parola di un libro: alla fine non si distingue niente.
Quando tutto urla, nessuno ascolta
Il problema con i menù di macOS Tahoe è esattamente questo. Ogni elemento ha la sua icona, dalle opzioni che si usano dieci volte al giorno fino a quelle che si aprono una volta l’anno. Il risultato è un menù dove tutto compete con tutto. “Nuova finestra” ha un’icona, “chiudi” ha un’icona, “importa dati di navigazione” ha un’icona. E quando tutto è in evidenza, niente lo è davvero.
Ma c’è qualcosa di ancora più curioso: Apple riutilizza la stessa icona per azioni completamente diverse in menù differenti. E questo va contro un altro principio fondamentale delle sue stesse linee guida: la coerenza. Un’icona che compare in contesti diversi con significati diversi smette di essere un aiuto e diventa rumore. L’occhio impara a ignorarla, e si finisce per leggere il testo comunque. Che era precisamente ciò che l’icona avrebbe dovuto evitare.
Quello che le guide di Apple dicevano allora e quello che dicono oggi
La parte più sorprendente di tutta la faccenda è che la documentazione attuale di Apple, le Human Interface Guidelines consultabili da qualsiasi sviluppatore ancora oggi, continua a sostenere l’uso selettivo delle icone nei menù. La raccomandazione è di riservarle alle azioni più frequenti, quelle dove il riconoscimento visivo accelera davvero il flusso di lavoro. Non per riempire ogni riga con un simbolo tanto per farlo.
Apple lo sa da trent’anni. Lo ha scritto, lo ha pubblicato, lo ha trasformato in un punto di riferimento per l’intero settore. Che nel 2026 sia proprio Apple a saltare quelle regole in uno dei suoi sistemi operativi più recenti è, quantomeno, un’ironia che vale la pena segnalare.
In ogni caso, la storia non sembra finita qui. La WWDC si terrà dall’8 al 12 giugno, e tutto lascia pensare che macOS 27 porterà ulteriori aggiustamenti all’interfaccia, forse per completare la direzione che Apple vuole dare al Mac.