Il debutto di Pixel 11 arriva in uno dei momenti peggiori possibili, e non per colpa di quello che offre o meno lo smartphone. A pochi giorni dalla presentazione ufficiale, ormai è tutto già trapelato. Si conosce praticamente ogni dettaglio di quello che Google porterà sul tavolo, e la sensazione generale è quella di un aggiornamento un po’ fiacco, quasi timido.
La storia dei Pixel è stata sempre altalenante, tra alti e bassi a ogni nuova generazione. Negli ultimi anni, però, la serie aveva ingranato una marcia diversa. A partire soprattutto dalla generazione Pixel 8, Google ha messo a segno diverse vittorie importanti, e tutto questo confluisce ora nel decimo anniversario di Pixel. Peccato che l’entusiasmo intorno a questi nuovi modelli sia piuttosto contenuto.
Il motivo è semplice. Questi telefoni non rappresentano nemmeno il classico passaggio di un ciclo di rinnovamento, danno piuttosto l’idea di una filosofia del tipo “se funziona, non toccarlo”. Non è una sorpresa, a dirla tutta. Google aveva detto chiaramente di voler introdurre grossi rinnovamenti estetici solo ogni due o tre generazioni.
Prezzi in salita e il problema della RAM
Resta però la voglia di qualcosa in più. Lo scorso anno la serie Pixel 10 aveva acceso l’interesse non per il design, ma per l’arrivo del supporto Qi2. Quest’anno non c’è nulla di simile all’orizzonte, a meno che non ci si emozioni davvero per un tocco di RGB sul retro. I nuovi colori sono comunque promettenti. Il “Dune” della versione Pro appare stupendo, e c’è la speranza che le tonalità verdi risultino migliori dal vivo rispetto ai render. “Fuchsia” sembra invece una scelta vincente già sulla carta.
Anche sul fronte pieghevoli le cose non brillano. Pixel 11 Pro Fold pare un’evoluzione davvero minima, e arriva proprio mentre Samsung si porta avanti con perfezionamenti attesi da tempo, mentre tutti corrono a proporre form factor più larghi, e con Apple ormai vicina a entrare in scena. Eppure niente di tutto questo è il vero nodo della questione.
Un anno “noioso” non sarebbe un dramma se non fosse per quella che potremmo chiamare la crisi della RAM. Google ricicla i design e non porta granché di nuovo, mentre i prezzi salgono. Ogni Pixel 11 costerà più del suo predecessore, seppur con più spazio di archiviazione, nonostante le somiglianze, e nonostante i modelli Pro avranno probabilmente meno RAM nelle configurazioni base stando alle indiscrezioni.
Verrebbe da dire che non è colpa di Google, ma in un certo senso lo è eccome. Non è colpa del team Pixel, questo va detto. Sono i data center per l’intelligenza artificiale la ragione dietro tutto questo pasticcio, e ora Google deve fare i conti con l’impatto di un mercato che sta spingendo con tanta forza per stare davanti agli altri.
La serie Pixel 11 sarà quasi certamente buona, ma il nuovo lancio di Google capita in un momento davvero pessimo. Se ne saprà di più tra poco più di una settimana.
Nel frattempo, sul fronte delle indiscrezioni, è emerso praticamente tutto. Tra le fughe di notizie della settimana spicca la rivelazione del primo tracker firmato Google per Find Hub, il cosiddetto “Pixel Tag”. Il Glow di Pixel 11 potrebbe chiamarsi “HiLight”, mentre i render dall’aria ufficiale mostrano un Pixel 11 Pro tutto opaco. Pixel 11 Pro Fold appare familiare, forse un filo più sottile nelle immagini circolate. Ci sono poi dettagli sulle dimensioni delle batterie e sui punti in cui alcuni prezzi, tecnicamente, potrebbero addirittura scendere.







