pple ha annunciato di aver superato quota 1,5 miliardi di abbonamenti a pagamento attivi, un traguardo che racconta più di tante analisi come sia cambiata l’azienda negli ultimi anni. Il dato non compare nero su bianco nel bilancio, ma è emerso dalle parole di Tim Cook durante il commento ai risultati del terzo trimestre fiscale 2026. E fa una certa impressione se messo in fila con la storia recente.
Perché il confronto con il passato dice molto più di qualsiasi grafico. Nel 2023 Apple festeggiava il superamento del miliardo di abbonamenti. Arrivare a un miliardo e mezzo quasi tre anni dopo significa aver messo insieme mezzo miliardo di nuove sottoscrizioni in 36 mesi. Una crescita che, numeri alla mano, non lascia molto spazio all’immaginazione.
Cosa c’è davvero dentro quella cifra
Qui viene il bello, perché capire come si compone quel numero cambia parecchio la prospettiva. Dentro l’1,5 miliardi non ci sono soltanto i servizi firmati Cupertino. Ci finiscono sia gli abbonamenti ai servizi dell’azienda, come Apple TV, Apple Music, iCloud+ e il pacchetto Apple One, sia quelli sottoscritti all’interno delle app di terze parti scaricate dall’App Store.
Il meccanismo è semplice. Quando un utente iPhone, iPad o Mac attiva un abbonamento in un’app presa dall’App Store, Apple trattiene una percentuale su quei ricavi. Ecco perché anche quelle sottoscrizioni entrano nel conteggio totale. È opinione piuttosto diffusa che proprio le app di terze parti pesino in modo consistente sul totale, il che ridimensiona un po’ l’idea di un miliardo e mezzo di persone abbonate ai soli servizi targati Apple. Insomma, il numero è vero, ma va letto con un minimo di contesto.
Perché i Servizi valgono così tanto
Per capire il peso reale della notizia bisogna guardare al ruolo della divisione Servizi, che è quella con i margini più alti in casa Apple. Nel trimestre ha continuato la sua crescita costante, registrando un aumento dei ricavi del 12 per cento e superando i 30 miliardi di dollari, pari a circa 28 miliardi di euro. A trainare il risultato ci sono la pubblicità, l’App Store, le garanzie AppleCare, la musica, i video, i servizi cloud e quelli di pagamento.
Per chi usa un dispositivo Apple tutto questo si traduce in una cosa molto concreta. I servizi non sono più il contorno del business dell’hardware, ma una delle gambe su cui l’azienda regge i propri conti. Ed è anche il motivo per cui, ogni volta che si torna a parlare di commissioni dell’App Store o di nuove formule di abbonamento, la posta in gioco per Apple è molto più alta di quanto un singolo canone mensile possa far pensare. Basta guardare quei 30 miliardi di dollari messi a segno in tre mesi per rendersene conto.


