Google ha deciso di spegnere AlphaFold, uno dei progetti più celebri nati all’interno di DeepMind, quello stesso lavoro che nel 2024 aveva portato a casa un premio Nobel per la chimica. La notizia ha fatto storcere il naso a più di qualcuno, perché stiamo parlando di uno strumento capace di accelerare la ricerca medica in modo che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza. Parte del team è stata riassegnata ad altri incarichi, altri hanno lasciato del tutto l’azienda, mentre il colosso di Mountain View sposta sempre più risorse verso Gemini, il suo assistente basato sull’intelligenza artificiale.
Per capire perché la faccenda faccia rumore serve fare un passo indietro. AlphaFold nasce nel 2018 dentro il progetto DeepMind e affronta di petto un problema che teneva svegli i chimici da mezzo secolo, il cosiddetto ripiegamento delle proteine. Prevedere come una proteina assume la sua struttura tridimensionale partendo dalla sequenza di amminoacidi era un lavoro lentissimo, roba da anni interi. AlphaFold ha ridotto tutto a pochi minuti. Il sistema è stato addestrato partendo dai dati di circa 170.000 proteine, mappate nel corso di cinquant’anni con tecniche come la risonanza magnetica e i raggi X. I risultati hanno superato ogni aspettativa. Nel 2021 DeepMind ha lanciato un enorme database pubblico con 200 milioni di previsioni sulle strutture proteiche, accessibile gratuitamente a chiunque faccia ricerca nel mondo. Tre anni dopo Demis Hassabis, amministratore delegato di DeepMind, e John Jumper si sono aggiudicati il Nobel proprio grazie a questo lavoro.
Perché il ripiegamento delle proteine conta davvero
La forma precisa di una proteina ne determina la funzione biologica, quindi avere un algoritmo capace di prevederla in pochi minuti è una svolta con ricadute concrete. AlphaFold viene già usato nella scoperta di nuovi farmaci, nello sviluppo di vaccini e nello studio di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Prima di questo strumento gli scienziati dovevano aspettare settimane, tra colture in laboratorio e simulazioni su supercomputer che duravano giorni e costavano una fortuna.
Il mese scorso il premio Nobel John Jumper ha annunciato l’addio a DeepMind per passare ad Anthropic, portandosi dietro un paio di colleghi. Il resto del personale, ha confermato un portavoce di DeepMind, è stato spostato internamente su progetti legati proprio a Gemini. Pushmeet Kohli, vicepresidente della ricerca di Google DeepMind, ha spiegato che la strategia degli ultimi nove anni ha puntato su grandi sfide, ognuna con un obiettivo concreto. La mossa, insomma, riflette la volontà di Google di concentrare energie e budget sull’assistente intelligente.
Non è tutto perduto
Prima di riversarsi in strada convinti che Gemini stia bloccando la cura per il cancro, conviene guardare i fatti con calma. AlphaFold e il suo database da 200 milioni di previsioni restano disponibili, non spariscono nel nulla. Inoltre alcuni membri del vecchio team sono stati trasferiti a Isomorphic Labs, la società di Alphabet dedicata alla scoperta di farmaci. Continueranno quindi a lavorare sullo sviluppo di nuove terapie e sulla lotta alle malattie.
Quel che lascia un po’ l’amaro in bocca è il principio. Un progetto premiato con il Nobel viene smontato per fare spazio a un assistente basato sull’intelligenza artificiale che potrebbe rendere la giornata un pizzico più semplice, oppure no. Nemmeno un team da premio Nobel, a quanto pare, è al riparo dalle turbolenze che stanno attraversando il mondo dell’AI.


