La battaglia europea sull’identità digitale ha un nuovo capitolo. La Commissione europea ha registrato l’iniziativa dei cittadini dal nome piuttosto diretto, Stop Killing The Internet: No Digital ID & No Age Verification, che chiede in sostanza una cosa sola. Mantenere volontari, rispettosi della privacy e non discriminatori i sistemi di identità digitale e di verifica dell’età usati per accedere ai servizi online nel territorio europeo. Il messaggio degli organizzatori è chiaro. Nessun cittadino dovrebbe essere costretto a identificarsi per raggiungere contenuti o servizi leciti, tranne nei casi in cui questo sia davvero necessario, proporzionato e previsto dalla legge.
Il testo della proposta non si limita a dire dei no. Mette sul tavolo una serie di principi tecnici e giuridici che gli organizzatori vorrebbero tradurre in norme concrete. Si parla di prova dell’età anonima o pseudonima, di minimizzazione dei dati, della possibilità di divulgare solo le informazioni strettamente necessarie e di audit di sicurezza affidati a soggetti indipendenti. C’è anche un punto che pesa parecchio, il divieto di tracciamento tra servizi diversi da parte di chi gestisce la verifica. E poi la richiesta forse più pratica di tutte, un’alternativa equivalente per chi non usa un digital wallet, così da non penalizzare chi non vuole aderire a sistemi di identità centralizzati o basati su portafogli elettronici.
L’iter formale e il quadro europeo sulla privacy
La registrazione è arrivata il 22 luglio 2026 e rappresenta il primo passaggio formale nel percorso di una Iniziativa dei cittadini europei. Vuol dire che la proposta è stata giudicata ammissibile rispetto ai poteri della Commissione e che può partire la raccolta firme per accedere alla fase successiva. Attenzione però a non fraintendere. Questa decisione non implica nessuna presa di posizione sui contenuti, che restano responsabilità degli organizzatori, e nemmeno un impegno automatico da parte di Bruxelles sul piano politico o legislativo.
Il tema si inserisce in un dibattito più ampio che tiene banco da tempo, quello tra protezione della privacy, tutela dei minori online e necessità di bloccare accessi illeciti o dannosi. L’equilibrio è delicato. Da una parte serve prevenire i rischi, dall’altra c’è la paura di costruire sistemi di identificazione di massa che finiscano per erodere l’anonimato e la libertà di navigazione. Gli orientamenti chiesti dagli organizzatori, come l’uso di soluzioni open source e gli audit esterni, puntano proprio a ridurre gli abusi e la sorveglianza indesiderata. Restano però sul tavolo questioni tutt’altro che banali, dalla responsabilità all’interoperabilità fino ai costi di implementazione.
Ora la strada passa dalla raccolta firme. Se verrà superata la soglia prevista, la Commissione sarà obbligata a rispondere e a valutare eventuali azioni successive. Nel frattempo l’argomento continuerà a comparire nei lavori sulle strategie digitali europee, alimentando il confronto tra istituzioni, società civile e aziende private sui limiti e le garanzie da imporre ai sistemi di identità e verifica dell’età online.


