Bastano poche ore perché una commedia di Netflix diventi il titolo più visto della piattaforma, e la storia di 72 hours lo dimostra bene. Il film è arrivato al primo posto in 67 Paesi in appena 48 ore, un risultato che stride parecchio con l’accoglienza durissima della critica. Perché sì, il pubblico l’ha divorato, ma chi lo ha visto con occhio professionale non è stato per niente tenero.
Funziona così, spesso, con lo streaming. Un film non deve per forza essere geniale, divertentissimo o pieno di interpretazioni memorabili per trasformarsi in un successo tra gli abbonati. Basta che sia una proposta abbastanza intrigante, che entri dritta negli occhi e regali un paio d’ore leggere, magari in piena estate. Ed è esattamente quello che è successo con questo titolo, arrivato in cima alla classifica dei più visti proprio mentre le recensioni lo facevano a pezzi.
Kevin Hart, una vacanza a Miami e parecchi guai
Diretto da Tim Story e scritto dai creatori di Cobra Kai, Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg, il film ha come protagonista il comico Kevin Hart affiancato da un gruppo di giovani attori: Marcello Hernández, Mason Gooding, Kam Patterson e Ben Marshall.
Nella storia Hart veste i panni di Joe, un manager sui quarant’anni passati con una carriera in caduta libera e una gran voglia di rimettersi in gioco. Per capire cosa piace ai più giovani si mette a curiosare qui e là, finché non finisce per caso in una chat di gruppo dove alcuni ventenni stanno organizzando un addio al celibato a Miami. Coglie l’occasione al volo, vola in Florida e conosce di persona Nick, Mason, Freshman e Hunter. I quattro amici, chissà perché, decidono di far entrare nel gruppo questo perfetto sconosciuto per 72 ore di festa sfrenata. Solo che le cose si complicano in fretta, tra guai con la polizia e uno scontro con un cartello della droga.
L’atmosfera richiama parecchio quella di Una notte da leoni, e con una durata così contenuta il film sembrava davvero l’opzione perfetta per staccare la testa. Devono averla pensata così in tanti, visto il balzo in vetta nel giro di due giorni.
Il pubblico promuove, la critica boccia senza pietà
Il divario tra spettatori e addetti ai lavori qui è enorme. Su Rotten Tomatoes il film raccoglie appena il 17 per cento di recensioni positive, mentre il pubblico si ferma al 48 per cento, giusto un soffio sotto la sufficienza. Numeri che raccontano una frattura netta tra chi ha premuto play per svago e chi invece pretendeva qualcosa di più.
E i giudizi non hanno risparmiato colpi. C’è chi parla di “una visione potenzialmente arguta e intelligente sull’amicizia maschile e la tecnologia di ultima generazione che finisce per rovinare il proprio stesso film”. C’è chi affonda ancora di più, sostenendo che la metariflessione su un attore intrappolato nel suo personaggio da crisi di mezza età non solo fallisce, ma evidenzia il difetto fatale della pellicola, che avrebbe avuto molto più potenziale senza Hart nel cast. Qualcuno lo ha definito senza mezzi termini “un disastro di proporzioni epiche”, mentre altri hanno notato come il film ricavi sorprendentemente poco umorismo dal divario generazionale tra Hart e i suoi compagni più giovani.


