Geekbench 7 è finalmente disponibile e porta con sé un approccio più concreto al modo in cui misuriamo le prestazioni dei nostri dispositivi. Primate Labs, la società dietro questo strumento ormai diventato un punto di riferimento per appassionati e addetti ai lavori, ha deciso di rimettere mano al motore che sta sotto il cofano. L’aspetto grafico? Praticamente identico a prima, tanto che chi ha già usato le versioni precedenti si troverà subito a suo agio. Ma è tutto quello che gira dietro le quinte a essere cambiato davvero.
Test più pesanti e vicini alla realtà
La differenza più evidente riguarda i carichi di lavoro. Con Geekbench 7 arrivano dataset molto più corposi, pensati per mettere sotto pressione sia la CPU che la GPU in maniera più decisa rispetto al passato. L’idea di fondo è semplice ma intelligente, ovvero smettere di misurare l’hardware con prove poco rappresentative e passare invece a scenari che rispecchiano quello che facciamo tutti i giorni.
In quest’ottica sono spuntati nuovi test dedicati ai codec, in particolare il video AV1 e l’audio Opus. Chi guarda film in streaming ad alta risoluzione o passa ore in videochiamata sa bene quanto queste operazioni possano affaticare un processore. Ecco, adesso il benchmark prova a simulare proprio quel tipo di utilizzo, restituendo numeri che hanno un senso pratico e non solo teorico.
Multi-core rivisto e punteggi non più confrontabili
Un altro intervento importante ha toccato il sistema di misurazione multi-core. Fino a ieri capitava che i test attivassero il multi-threading anche quando, nella realtà, non serviva davvero. Il risultato erano punteggi un po’ gonfiati, che raccontavano una storia diversa da quella vera. Con la nuova versione i carichi di lavoro sfruttano più core solo quando l’operazione simulata lo richiede effettivamente, così come accadrebbe con un software reale.
Questo cambiamento porta a una rappresentazione decisamente più onesta di come i processori moderni vengono spremuti dalle applicazioni. E qui arriva l’avvertenza da tenere a mente, perché i punteggi ottenuti con Geekbench 7 non sono paragonabili a quelli di Geekbench 6. Il cambio dei test è stato talmente radicale che confrontare i due risultati non avrebbe alcun senso. Chi era abituato a controllare i valori della vecchia versione dovrà quindi ripartire da zero con le nuove misurazioni.
Sul fronte della disponibilità non ci sono sorprese. Il software gira su Windows, macOS e Linux, coprendo quindi tutte le piattaforme principali. Accanto alla versione standard c’è poi una versione Pro, pensata per chi ha esigenze più specifiche e offre funzioni avanzate come l’uso offline e la licenza per scopi commerciali.


