Amnesia infantile, ecco perché non ricordiamo nulla dei primi anni di vita: un nuovo studio condotto sui topi prova a fare luce su uno dei misteri più affascinanti del cervello umano. La questione è di quelle che prima o poi ci siamo posti tutti. Come mai le prime esperienze della nostra esistenza sembrano svanite, quasi cancellate, come se non fossero mai accadute? Le risposte finora sono state parziali, ma qualcosa comincia a muoversi.
Cosa dice la ricerca sui topi
Il punto di partenza è semplice da capire, anche se il fenomeno è tutt’altro che banale. La memoria dei primissimi anni di vita tende a dissolversi, e quel vuoto ha un nome preciso. Gli scienziati lo chiamano amnesia infantile, e da tempo cercano di spiegare perché il nostro cervello sembri incapace di conservare quei ricordi tanto precoci.
Lo studio in questione ha lavorato sui topi, animali spesso usati come modello per capire meglio i meccanismi che regolano anche il cervello umano. E l’ipotesi che emerge è tanto affascinante quanto ragionevole. Nei primi anni di vita, le reti cerebrali attraversano una fase di riorganizzazione profonda. Un rimescolamento continuo, insomma, che coinvolge il modo in cui le connessioni si formano, si rafforzano e a volte si dissolvono.
Perché quei ricordi sembrano svanire
Ed è proprio qui che si nasconderebbe la spiegazione. Se il cervello è impegnato a costruire e ricostruire di continuo la propria architettura, diventa complicato mantenere stabili i ricordi già formati. Un po’ come cercare di scrivere qualcosa di definitivo su un foglio che continua a cambiare forma sotto la penna.
Questo non significa che quei ricordi non si formino affatto. Piuttosto, il modo in cui vengono immagazzinati cambia radicalmente man mano che il sistema matura. La riorganizzazione delle connessioni renderebbe difficile, se non impossibile, recuperare quelle tracce una volta che il cervello ha completato buona parte del proprio sviluppo.
Resta ancora molto da approfondire, ovviamente. Lo studio riguarda i topi, e il passaggio verso una comprensione completa della mente umana richiede prudenza. Ma il fatto che dietro l’amnesia infantile possa esserci una vera e propria ristrutturazione biologica del cervello apre una prospettiva nuova su un enigma che accompagna la scienza da decenni.


