Il muschio potrebbe nascondere qualcosa di più interessante di quanto sembri, almeno a giudicare da un esperimento portato avanti da un informatico che ha deciso di studiarlo con gli strumenti tipici della neuroscienza. L’idea di partenza è semplice quanto curiosa, ovvero verificare se questa pianta apparentemente muta e immobile produca qualcosa che assomigli a un’attività elettrica organizzata. E i risultati, per quanto ancora preliminari, hanno di che far riflettere.
Un esperimento durato oltre una settimana
Per riuscire a captare qualcosa di sensato, il ricercatore ha lasciato in funzione il suo apparato per 178 ore consecutive. Un tempo lunghissimo, se ci pensiamo, ma necessario per registrare l’andamento di segnali elettrici che nel muschio scorrono con una lentezza quasi esasperante. Otto coppie di elettrodi sono state conficcate direttamente in un cuscinetto di muschio raccolto in un prato inglese, così da tenere sotto controllo diversi punti della stessa colonia vegetale.
Il tracciato che ne è venuto fuori non è affatto piatto. Anzi, ondeggia, cambia ritmo, e soprattutto si propaga da una zona all’altra. Chi ha una minima familiarità con l’elettrofisiologia noterà subito una somiglianza sorprendente con quanto si osserva in un tessuto nervoso. Non che il muschio abbia neuroni, sia chiaro, ma il modo in cui l’impulso viaggia lascia intravedere un comportamento che ricorda da vicino i sistemi biologici capaci di trasmettere informazioni.
Un sistema eccitabile, non un cervello vero
Il termine tecnico che descrive questo fenomeno è sistema eccitabile. In pratica si tratta di una struttura che, una volta stimolata, reagisce e trasmette la reazione ai punti vicini, un po’ come accade quando una scintilla si propaga lungo una miccia. Il muschio sembra rientrare proprio in questa categoria, e questo apre scenari che fino a poco tempo fa venivano associati soltanto agli animali.
Da qui l’immagine suggestiva di una sorta di memoria vegetale, quasi come se la pianta fosse un cervello lentissimo, capace di conservare traccia di ciò che gli accade intorno e di rispondere di conseguenza. Attenzione però a non farsi trascinare troppo dall’entusiasmo. Parlare di memoria in senso stretto sarebbe azzardato, perché quello che è stato osservato è un pattern di attività elettrica, non una vera e propria capacità di ricordare come la intendiamo noi.
Lo studio, del resto, è ancora agli inizi e va preso per quello che è, ovvero una prima esplorazione. Servirà molto altro lavoro prima di poter dire con certezza cosa significhino davvero questi segnali e se abbiano una funzione precisa nella vita della pianta. Quello che resta è un dato affascinante, il fatto che una forma di vita tanto semplice e diffusa possa comportarsi in modo così vicino a quanto ci aspetteremmo da un organismo dotato di sistema nervoso. E il muschio, che di solito calpestiamo senza nemmeno accorgercene, si guadagna così un posto tra gli oggetti di studio più curiosi degli ultimi tempi.


