Meta ha deciso di uscire da RE100, il patto internazionale che tiene insieme oltre 400 aziende impegnate ad alimentare le proprie attività soltanto con energia da fonti pulite. Una scelta che segna un cambio di rotta netto, perché il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha capito che le rinnovabili, da sole, non bastano più a reggere il ritmo imposto dall’intelligenza artificiale. La sete di elettricità dei modelli più avanzati è arrivata a livelli mai visti prima e questo cambia le carte in tavola.
Il punto è sempre lo stesso, ripetuto ormai fino allo sfinimento ma vero. Addestrare e mandare avanti i sistemi di AI più potenti divora quantità di energia enormi. E così le grandi aziende tecnologiche si sono messe a cercare fonti alternative, un po’ ovunque. Per anni si è sperato che le energie rinnovabili potessero essere la soluzione definitiva, ma il problema è che non sempre garantiscono una produzione costante. Il sole non splende sempre, il vento non soffia a comando. E quando la domanda esplode così in fretta, quel limite si sente eccome.
Perché il gas naturale diventa la carta vincente per l’AI
Qualcuno ha già iniziato a guardare altrove, e tra questi c’è proprio Meta. Uscire da RE100 non è una mossa simbolica, ma il riflesso di scelte già prese sul campo. Dallo scorso anno l’azienda ha deciso di finanziare dieci nuove centrali a gas naturale, pensate per sostenere i suoi data center sempre più affamati di corrente. Una necessità più che una preferenza, a conti fatti.
Il motivo è tutto nella parola continuità. Questi impianti producono energia senza interruzioni, ventiquattr’ore su ventiquattro, ed è esattamente ciò che serve a infrastrutture che non possono permettersi di fermarsi nemmeno un istante. I data center che macinano calcoli per l’intelligenza artificiale devono restare accesi giorno e notte, senza cali, senza pause. Le fonti pulite, per quanto preziose, non offrono ancora questa garanzia di regolarità su larga scala.
La decisione di Meta racconta bene la tensione che attraversa tutto il settore tecnologico in questo 2026. Da una parte gli impegni sulla sostenibilità, dall’altra la corsa forsennata verso l’AI che chiede energia in quantità industriali. E quando le due cose entrano in rotta di collisione, a quanto pare, è la seconda a prevalere. La scelta del gas, con la sua capacità di erogazione costante, diventa così il compromesso pratico per tenere in piedi macchine che non conoscono orari.
L’uscita dal patto sulle rinnovabili non chiude del tutto la porta alle fonti pulite, ma ridisegna le priorità. Per ora Meta punta sulla certezza dell’approvvigionamento, e il gas naturale offre proprio quella stabilità che i suoi progetti richiedono per non fermarsi mai.


