Tracce di Pfas nella carta da forno sono emerse in quasi tutti i prodotti finiti sotto la lente di un test condotto da Il Salvagente, che ha voluto capire quanto fossero diffusi questi composti in un articolo che finisce praticamente in ogni cucina. Il quadro che ne esce non è dei più rassicuranti, anche se va inquadrato bene prima di allarmarsi. Su 16 campioni analizzati, ben 14 hanno dato esito positivo. Solo due, quelli a marchio Carrefour e Domopak, sono risultati privi di quantità misurabili delle sostanze cercate in laboratorio.
I marchi coinvolti nell’analisi sono tra i più noti sugli scaffali dei supermercati italiani. Parliamo di Cuki, Lidl, Eurospin, Coop, Esselunga, Conad, Selex ed Ecor. Nella maggioranza dei casi il laboratorio ha rilevato due diversi composti perfluoroalchilici. La carta aromatizzata di Lidl si è distinta, in negativo, con tre composti perfluoroalchilici individuati.
Nessuna violazione dei limiti, ma una presenza diffusa
Qui arriva il punto che vale la pena chiarire subito. I risultati non mostrano alcuna violazione dei limiti europei che entreranno in vigore il prossimo 12 agosto. Nessun campione ha superato le soglie previste, né per i singoli Pfas, né per la loro somma, né per il fluoro totale. In altre parole il test non segnala un pericolo immediato e non dimostra che sugli scaffali ci siano prodotti illegali o non conformi. Chi teme di aver comprato qualcosa fuori norma può stare tranquillo, almeno su questo fronte.
Detto questo, un dato rimane e fa riflettere. Le sostanze persistenti, quelle che l’ambiente e il corpo umano faticano a smaltire, sono presenti nella grande maggioranza delle carte esaminate. Anche in alcune confezioni che ammiccano a una certa idea di naturalità, magari giocando sul colore o sulla mancata sbiancatura del prodotto. Una scelta estetica, verrebbe da dire, che non offre però nessuna garanzia sull’assenza di composti fluorurati. Il richiamo al naturale insomma resta sul piano dell’immagine, non su quello della sostanza.
I Pfas sono una famiglia di molecole utilizzate in tantissimi contesti industriali proprio per le loro proprietà, tra cui la capacità di resistere al calore e ai grassi. Caratteristiche che tornano comode in un prodotto come la carta da forno, pensata per sopportare alte temperature e per non lasciar attaccare i cibi. Il rovescio della medaglia è che questi composti tendono ad accumularsi nel tempo, motivo per cui l’Europa ha deciso di stringere le maglie con nuove soglie in arrivo.
Il fatto che 14 prodotti su 16 contengano tracce di queste sostanze, pur restando entro i parametri consentiti, offre comunque una fotografia utile. Racconta quanto siano radicati questi materiali nella produzione quotidiana e quanto ci sia ancora da lavorare per ridurne la presenza. La carta da forno è solo un esempio, uno dei tanti oggetti di uso comune in cui i Pfas continuano a comparire, spesso senza che il consumatore ne abbia la minima consapevolezza. La normativa che scatta ad agosto proverà a mettere ordine, fissando limiti più chiari per chi produce e vende.


