SpaceX punta a costruire un enorme data center in Texas per allargare la propria capacità di calcolo, e non è una mossa da poco. Dopo aver assorbito xAI, la startup di intelligenza artificiale di Elon Musk, l’azienda spaziale ha cambiato pelle, trasformandosi in un operatore di primo piano anche nel settore del software AI. Il nuovo soggetto, ribattezzato SpaceXAI, sta ora guardando a più siti in Texas per tirare su da zero strutture di calcolo che possano reggere il confronto con quelle già attive altrove.
SpaceXAI: dalla corsa allo spazio all’AI
Il percorso di SpaceX è curioso, se ci si pensa. All’inizio c’erano solo i razzi e l’internet satellitare con Starlink. Poi, a febbraio, è arrivata l’acquisizione di xAI, e da lì tutto è cambiato. L’azienda gestisce i data center Colossus in Tennessee e può contare su centinaia di migliaia delle GPU più avanzate firmate NVIDIA, quelle pensate proprio per i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
Non solo. SpaceXAI ha già chiuso accordi importanti con Anthropic, Google e Reflection AI per fornire loro potenza di calcolo. L’intesa con Google, per dire, frutta all’azienda circa 920 milioni di dollari al mese in cambio dell’accesso a 110.000 unità fino al 2029. Quella con Anthropic, invece, concede al laboratorio l’uso dell’intera struttura Colossus 1. Cifre che danno la misura di quanto il calcolo AI sia diventato un business enorme, e di quanto l’azienda ci stia scommettendo sopra.
Nuovi data center in Texas e i piani per lo spazio
Secondo quanto emerso, SpaceXAI vuole ampliare la propria capacità di elaborazione con una nuova struttura in Texas, lo Stato che ospita anche il quartier generale di SpaceX. L’azienda avrebbe esaminato diversi terreni e starebbe valutando la costruzione di più impianti partendo letteralmente da zero. L’obiettivo dichiarato è arrivare a strutture che eguaglino o superino la scala di quelle già operative in Tennessee.
Tutto questo mentre in borsa le cose non sono andate benissimo dopo la quotazione avvenuta all’inizio dell’anno. Uno dei sostenitori più convinti dell’azienda, la banca d’affari Morgan Stanley, in un report recente ha sostenuto che il costo del calcolo in orbita potrebbe scendere a EUR 6 per Watt entro il 2031, restando così sotto i EUR 6 per Watt dei data center terrestri basati sui chip AI Blackwell di NVIDIA.
E qui si arriva alla parte più ambiziosa. Perché SpaceX non guarda solo alla terraferma. Mentre continua a testare il razzo Starship Super Heavy, l’azienda coltiva progetti per portare i data center direttamente nello spazio. Ha già chiesto alla Federal Communications Commission il permesso di lanciare fino a un milione di satelliti dotati di capacità di calcolo orbitale, con l’idea di sfruttare l’energia del Sole per alimentare le richieste sempre più affamate dell’AI.
Il pezzo che manca in questo mosaico è il satellite AI1, il cosiddetto “satellite AI” dell’azienda. Un veicolo capace di erogare fino a 150 kilowatt di picco nel payload di calcolo, che verrà prodotto nello stabilimento Gigasat, la nuova fabbrica in Texas annunciata di recente. Un tassello che lega insieme le due anime dell’azienda, quella terrestre e quella orbitale.


