I prezzi degli SSD stanno diventando un problema concreto per chi vuole assemblare un computer o cambiare smartphone, e la ragione va cercata nel rincaro delle memorie che ormai da mesi condiziona interi listini. La corsa ai data center pensati per l’intelligenza artificiale ha stravolto gli equilibri del settore, e almeno per ora i chip disponibili non bastano a coprire tutte le richieste che arrivano dal mercato.
Qualche segnale di distensione però comincia a intravedersi. Le analisi di TrendForce parlano di un possibile allentamento della pressione sulla memoria NAND, quella che finisce dentro gli SSD e i dispositivi di archiviazione. Niente miracoli immediati, ma gli esperti stimano che il mercato possa iniziare a tirare il fiato nella seconda metà del 2027, quando la capacità produttiva dovrebbe finalmente crescere più in fretta della domanda.
NAND verso un lento riequilibrio, ma la DRAM resta il vero nodo
Il 2026, secondo le stime, si chiuderà ancora con un’offerta che non riesce a stare al passo con le necessità. Il divario si aggirerà tra il 4 e il 5 per cento, effetto diretto della fame di memoria che arriva dai server dedicati ai carichi di lavoro dell’IA, mentre l’ampliamento degli impianti procede con i piedi di piombo. Le cose però dovrebbero cambiare già nel corso del 2027. Il passaggio a tecnologie produttive più moderne, unito all’ammodernamento delle linee già in funzione, dovrebbe far salire la quantità di memoria a disposizione. Ci metteranno del loro anche i produttori cinesi, la cui fetta della produzione mondiale di bit NAND potrebbe arrivare vicino al 19 per cento.
Oggi i server da soli mangiano oltre il 40 per cento dei consumi di NAND, e con le nuove piattaforme enterprise di AMD e Intel in arrivo le spedizioni dovrebbero salire del 17 per cento nell’anno in corso. Sul fronte consumer invece l’aria è diversa. TrendForce prevede un calo nella produzione di smartphone compreso tra il 15 e il 20 per cento nel 2026, mentre i notebook potrebbero perdere qualcosa come il 10 per cento, e questo frenerà una parte della domanda più tradizionale.
RAM e SSD, rincari in vista fino al 2027 spinti dall’IA
Il discorso cambia completamente se si guarda al mercato della DRAM. Chen Li-bai, presidente di Adata, è convinto che l’industria stia sottovalutando quanto l’intelligenza artificiale chiederà nei prossimi anni, e sostiene che gli investimenti già messi in cantiere da Samsung, SK Hynix e Micron rischiano di non essere sufficienti. Secondo lui perfino gli stabilimenti previsti tra il 2028 e il 2035 potrebbero non riuscire a colmare la distanza tra domanda e offerta.
Un’idea che collima con quanto hanno lasciato intendere altri grandi nomi del settore nelle ultime settimane. SK Hynix pensa che il momento peggiore della carenza arriverà nel 2027 e possa trascinarsi fino al 2030, mentre Micron mette in conto tensioni anche oltre quella soglia. Gli effetti si vedono già adesso: i kit DDR5 hanno subito forti aumenti, la richiesta di DDR4 è tornata a salire e gli analisti continuano a segnalare ulteriori rincari sia per i PC sia per gli smartphone.