I giochi fisici potrebbero avere i giorni contati, e a lanciare l’allarme è una figura che nel settore ha sempre avuto il coraggio di dire quello che pensa. Parliamo di Yoko Taro, il creatore dietro serie amatissime come NieR, che ha deciso di prendere posizione su un tema che divide appassionati e addetti ai lavori da un bel po’ di tempo. Il punto della questione è semplice ma tutt’altro che banale, ovvero la lenta scomparsa dei supporti fisici a favore delle soluzioni digitali.
Il dibattito, in effetti, non è nuovo. Da anni si discute su cosa succederà quando le cartucce e i dischi diventeranno un ricordo, ma sentire un nome del calibro di Yoko Taro alzare la voce dà al discorso un peso diverso. Non è una lamentela buttata lì tanto per fare rumore. È la preoccupazione di chi il mondo dei videogiochi lo vive dall’interno e teme che qualcosa di importante stia andando perduto senza che nessuno se ne accorga davvero.
Nintendo e Sony nel mirino delle critiche
Nel suo intervento, Yoko Taro punta il dito contro le nuove strategie adottate da colossi come Nintendo e Sony. Le due aziende, ognuna a modo suo, stanno spingendo sempre più verso un modello basato sul digitale, e questo per il game designer rappresenta un segnale preciso di dove sta andando l’intera industria. Le soluzioni pensate dai due giganti, secondo la sua lettura, rischiano di accelerare un processo già in corso, quello che porterà i giocatori a possedere sempre meno e ad accedere sempre di più.
La differenza tra possedere un gioco e averne semplicemente accesso è il vero nodo della faccenda. Quando si compra un disco, quel gioco resta sullo scaffale per sempre, indipendentemente da server accesi o spenti. Con il digitale, invece, tutto dipende da fattori esterni che il giocatore non controlla. E se un giorno una piattaforma decidesse di chiudere i battenti, cosa resterebbe di tutte le librerie costruite negli anni?
È proprio su questo terreno che si gioca la battaglia culturale sollevata da Yoko Taro. Non si tratta soltanto di nostalgia per gli oggetti da tenere in mano, ma di una riflessione più profonda sul concetto stesso di proprietà nel mondo del gaming. Il messaggio che arriva dalle sue parole è chiaro, ovvero che la comodità del tutto e subito potrebbe avere un prezzo nascosto che pagheremo più avanti.
Le sue dichiarazioni hanno acceso una discussione che coinvolge non solo gli appassionati storici ma anche chi si è avvicinato ai videogiochi più di recente. Da una parte ci sono coloro che vedono nel digitale un’evoluzione naturale e inevitabile, comoda e immediata. Dall’altra chi, come Yoko Taro, invita a non buttare via troppo in fretta un modello che ha garantito per decenni la conservazione e l’accessibilità dei titoli.
Il tema dei supporti fisici tocca corde che vanno oltre il semplice gusto personale. Riguarda la memoria stessa del medium videoludico, la possibilità di preservare opere che altrimenti rischierebbero di sparire nel nulla una volta staccata la spina ai server. E in un settore che corre veloce verso il futuro, la voce di chi invita a rallentare e riflettere trova sempre più orecchie disposte ad ascoltare.


