Con l’estate che porta ondate di calore sopra i 40 gradi in buona parte della Spagna, il tema del pavimento anticalore è tornato al centro delle scelte urbanistiche delle città. Perché ventilatori e condizionatori aiutano dentro casa, certo, ma le strade e gli edifici hanno bisogno di soluzioni pensate su misura per disperdere il calore. E qui entra in gioco un materiale che si usa ormai da decenni, capace di abbassare davvero la temperatura delle vie grazie alla sua struttura porosa.
Due grandi famiglie di pavimenti freddi
Quando si parla di pavimenti freddi ci si riferisce sostanzialmente a due categorie. La prima è quella dei pavimenti permeabili o porosi. Sono superfici con piccoli vuoti collegati tra loro che lasciano filtrare l’acqua piovana verso il terreno, invece di spingerla dritta nelle fognature. Quell’acqua trattenuta evapora poco alla volta e rinfresca l’ambiente, con il vantaggio non da poco di ridurre anche gli allagamenti improvvisi.
La seconda famiglia è quella dei pavimenti riflettenti, quelli ad alta riflettanza solare che in gergo vengono chiamati anche cool pavements. Qui il meccanismo cambia. Non si punta a far passare l’acqua, ma a rimandare in atmosfera una parte maggiore della radiazione solare, invece di assorbirla e immagazzinarla come fa il classico asfalto nero. Ed è proprio questo il punto dolente delle nostre città. Asfalto e cemento scuri assorbono un sacco di radiazione durante il giorno e la rilasciano lentamente di notte, impedendo alle strade di rinfrescarsi anche quando cala il sole. Un fenomeno che ha un nome preciso, l’isola di calore urbana, e che fa registrare nelle grandi città temperature ben più alte rispetto alle zone rurali, soprattutto nelle ore notturne.
Barcellona, Siviglia e le prove sul campo
Il caso più recente arriva da Barcellona. Il Comune, con il supporto tecnico dell’Università Politecnica della Catalogna, lo scorso anno ha approvato un nuovo conglomerato riflettente su un tratto di via Martí i Franquès, nel distretto di Les Corts. L’idea è semplice e furba allo stesso tempo, mettere a confronto quel tratto con uno di asfalto nero tradizionale per misurare quanto cambia davvero la temperatura tra i due materiali. Secondo quanto spiegato dallo stesso Comune, questo pavimento riesce a riflettere più radiazione solare, riducendo sia il riscaldamento della superficie sia la temperatura di tutto quello che ci sta attorno. La prova fa parte del Piano Clima cittadino e non è certo la prima del suo genere. Prima ancora di sperimentare con il pavimento, Barcellona aveva già avviato un progetto pilota per dipingere di bianco, con pigmenti riflettenti, i tetti di diversi edifici, tra cui una scuola proprio a Les Corts.
Anche Siviglia, una delle città spagnole più martoriate dal caldo, ha messo in campo soluzioni simili. Negli ultimi anni il Comune ha inserito nella sua pianificazione la piantumazione massiccia di alberi da ombra, la sostituzione dei pavimenti scuri con materiali più chiari in vari punti, tende nelle vie commerciali, sistemi di drenaggio sostenibile e una rete di rifugi climatici sparsi per i quartieri, per dare respiro alla popolazione durante i picchi di calore.
Nessuna ricetta valida ovunque
Uno studio recente dell’Università di Granada ha analizzato il comportamento termico delle otto capitali andaluse ed è arrivato a una conclusione interessante. Non esiste una soluzione unica per rinfrescare una città. A Siviglia e Malaga il fattore che pesa di più è l’albedo dei materiali, cioè la loro capacità di riflettere la radiazione solare. A Cordova contano di più la densità dell’edificato e l’impermeabilizzazione del suolo, mentre a Granada la chiave sta nella geometria urbana e in quanto le strade sono aperte verso il cielo. Lo stesso studio ricorda che gli alberi dalla chioma folta restano, da soli, uno degli strumenti più efficaci. Possono abbassare la temperatura tra i 3 e i 5 gradi nei parchi dove sono progettati bene. Il pavimento riflettente o quello poroso aiutano, questo è chiaro, ma funzionano più come complemento di altre soluzioni urbanistiche.


