La crisi dei chip di memoria che sta scuotendo il mercato globale si sta trasformando in un’occasione d’oro per la Cina, che proprio grazie a questa situazione sta esportando semiconduttori come mai prima. I numeri diffusi nei giorni scorsi dal governo di Pechino raccontano una storia piuttosto chiara: oltre 177 miliardi di dollari, circa 163 miliardi di euro, di giro d’affari nei primi sei mesi dell’anno. Un balzo del 96% rispetto allo stesso periodo del 2025. E parliamo di quasi 179,44 miliardi di chip venduti all’estero, con un valore medio che si aggira intorno agli EUR 1 l’uno, poco meno di un euro.
Perché la Cina esporta così tanti chip
Il dato sul prezzo medio dice già molto. Si tratta in gran parte di prodotti a basso costo, non certo di componenti all’avanguardia o di ultima generazione. Eppure è proprio quello che il mercato sta cercando in questo momento. Il governo cinese attribuisce buona parte del merito all’intelligenza artificiale, ma guardando le cose più da vicino il vero motore sembra essere un altro: la profonda trasformazione che sta attraversando il mercato delle memorie.
Colossi come Samsung, SK hynix e Micron stanno spostando sempre più capacità produttiva verso le memorie HBM, quelle destinate agli acceleratori per l’intelligenza artificiale. Nel farlo, però, riducono la produzione delle DRAM più tradizionali, come le DDR4. Il risultato è quasi automatico: l’offerta globale di memorie convenzionali si restringe e i prezzi salgono, e non di poco, tra la fine del 2025 e questo 2026.
Le aziende cinesi che ci guadagnano
Questo vuoto lasciato dai grandi produttori occidentali e coreani ha aperto spazi enormi per le aziende cinesi. Un nome su tutti è CXMT, che continua a puntare in maniera decisa sulle DDR4 e si ritrova all’improvviso con un prodotto molto richiesto tra le mani. Certo, si tratta di una tecnologia ormai un po’ datata, ma è esattamente quella che serve al settore consumer, dove non tutti hanno bisogno dell’ultimo grido tecnologico. Il ragionamento vale anche per YMTC, che vive una situazione simile ma sul fronte delle memorie NAND, quelle dedicate allo storage.
In pratica la Cina sta riempiendo un vuoto lasciato dagli altri. Mentre i produttori più blasonati inseguono i margini altissimi dell’intelligenza artificiale, chi produce memorie tradizionali si trova a servire una fetta di mercato che nessun altro vuole più coprire con la stessa intensità. E i numeri delle esportazioni cinesi lo dimostrano senza troppi giri di parole.
Vale la pena ricordare che questo tipo di componenti finisce dentro una quantità enorme di dispositivi di uso quotidiano, dagli smartphone di fascia media ai computer, passando per tutta una serie di apparecchi elettronici che non richiedono prestazioni estreme. La domanda per queste memorie resta solida, e finché il mercato dei chip di memoria continuerà a muoversi in questa direzione, le aziende cinesi avranno gioco facile nel piazzare i propri prodotti.