I chip avanzati prodotti in Europa restano un obiettivo ambizioso, e la mossa appena annunciata da Intel lo dimostra bene. Il colosso americano ha messo sul tavolo 5 miliardi di euro per ampliare e modernizzare il suo complesso di Leixlip, in Irlanda. Un investimento importante, che però arriva con un asterisco non da poco. Il continente rafforza la sua produzione, sì, ma la strada verso una catena tutta europea rimane più lunga di quanto si sperasse.
Da anni l’Europa prova a guadagnare peso nella mappa globale dei semiconduttori. Non si tratta solo di produrre più chip, ma di ridurre la dipendenza da catene di fornitura concentrate fuori dai confini del continente e recuperare terreno nei processi più avanzati. Anche gli Stati Uniti inseguono un traguardo simile, e hanno rafforzato gli sforzi per attirare investimenti, fabbriche e posti di lavoro legati alle tecnologie strategiche. In questa corsa industriale si è vista una scena curiosa: una delle maggiori aziende americane del settore ha deciso di scommettere miliardi sull’ampliamento della propria produzione in territorio europeo.
Più capacità in Irlanda, ma la filiera resta incompleta
Il cuore del piano non passa dalla costruzione di una nuova fabbrica né dall’ampliamento della camera bianca. L’idea è equipaggiare meglio Fab 34, aggiornare gli impianti ed estendere la rete automatizzata che sposta i wafer lungo le numerose fasi di lavorazione. Questa infrastruttura permetterà di integrare con più fluidità i vari moduli del campus e di far salire l’efficienza complessiva. Intel ha avviato il programma all’inizio del 2026, anche se non ha precisato quando completerà i lavori. Il risultato atteso è un volume maggiore prodotto con Intel 3, sfruttando lo spazio già disponibile.
Fab 34 ha cominciato la produzione su larga scala nel 2023, trasformando Leixlip nel grande centro europeo di fabbricazione avanzata di Intel. L’impianto è nato lavorando con Intel 4, usato nei primi Core Ultra, per poi incorporare Intel 3 destinato ai processori Xeon 6. Entrambe le tecnologie impiegano la litografia ultravioletta estrema, nota come EUV, per imprimere strutture più piccole e complesse sui wafer. Quando ha iniziato la sua attività, Fab 34 è diventata la prima fabbrica europea a usare questa tecnica nella produzione ad alto volume.
L’aumento previsto risponde, secondo Intel, a una domanda più forte di processori per server e di infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. Anche se le GPU e gli acceleratori catturano gran parte dell’attenzione, i data center hanno ancora bisogno di CPU per eseguire carichi generali, gestire le risorse e sostenere le piattaforme su cui girano quei sistemi specializzati. Gli Xeon occupano proprio quello spazio nel catalogo. Ampliare il volume di Intel 3 consentirebbe di servire meglio quel mercato senza aspettare che un nuovo stabilimento sia pronto.
Il giro finanziario dietro Fab 34
Il nuovo esborso arriva anche dopo un importante cambio di rotta finanziario attorno a Fab 34. Nel 2024 Apollo aveva versato circa 10 miliardi di euro acquisendo il 49 per cento di una società congiunta legata alla produzione dell’impianto, pur lasciando a Intel la proprietà e il controllo operativo. L’azienda ha poi ricomprato quella quota nell’aprile del 2026 per circa 12,7 miliardi di euro. Tre mesi dopo, torna a impegnare capitale nell’infrastruttura irlandese dopo aver recuperato il 100 per cento di quella società.
La scommessa europea di Intel era stata molto più ambiziosa. L’azienda aveva presentato Fab 34 come un pezzo di una futura filiera che avrebbe combinato la produzione di wafer in Irlanda con due nuove fabbriche avanzate a Magdeburgo, in Germania, e un impianto di assemblaggio e test a Breslavia, in Polonia. Questo dispiegamento avrebbe dovuto coprire dentro l’Unione diverse delle principali fasi necessarie per trasformare un wafer in un processore finito. I progetti sono stati rinviati nel 2024 e abbandonati definitivamente un anno dopo, quando Intel ha deciso di adeguare gli investimenti alla domanda prevista.
Ed è qui che spunta l’asterisco dei 5 miliardi. L’Europa potrà davvero fabbricare un volume maggiore di wafer avanzati, ma continuerà a non disporre della struttura completa che Intel aveva promesso di costruire dentro l’Unione. L’azienda mantiene le sue principali operazioni di assemblaggio e test negli Stati Uniti e in Asia, dopo aver cancellato l’impianto polacco che avrebbe dovuto coprire quelle fasi. Leixlip riduce una parte della dipendenza esterna, ma da sola non trasforma la produzione degli Xeon in una filiera pienamente europea.