Gli shortlink di Telegram, quelli costruiti sul dominio t.me, hanno smesso di funzionare all’improvviso nei giorni scorsi e per più di 24 ore hanno lasciato a bocca asciutta chiunque provasse ad aprirli. Ora sono di nuovo operativi, questo è certo, ma sul perché di tutta la faccenda restano ancora alcune zone d’ombra. A segnalare il disservizio era stato nientemeno che Pavel Durov in persona, con un messaggio pubblicato su Twitter. Poche ore fa è arrivata la controparte: DomainME, la società montenegrina che si occupa del dominio di primo livello .me, ha comunicato che tutto è rientrato nella normalità.
Chi usa la piattaforma di messaggistica per condividere link a canali, gruppi o profili ha vissuto un paio di giornate scomode. I famosi shortlink t.me sono lo strumento più immediato per rimandare a un contenuto interno all’app, e vederli fuori uso ha mandato in confusione parecchi utenti. Il ripristino è arrivato senza troppi proclami, con un semplice annuncio pubblico che ha chiuso la questione tecnica.
Cosa c’è dietro il blocco del dominio
Nel messaggio con cui ha annunciato il rientro, DomainME ha spiegato che la misura era partita da una richiesta dell’OFAC, ovvero l’Office of Foreign Assets Control. Per chi non mastica sigle americane, si tratta dell’agenzia del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che si occupa di far rispettare le sanzioni economiche internazionali. Un organismo che ha un peso non trascurabile quando entrano in gioco domini e servizi con portata globale.
A quanto emerso, sul dominio è stato applicato un blocco tecnico chiamato serverhold. È una procedura che i registrar possono attivare per sospendere temporaneamente un dominio e che, nella stragrande maggioranza dei casi, ne comporta l’oscuramento immediato. In pratica il collegamento smette di rispondere e chi lo apre non arriva da nessuna parte. Il blocco è poi stato rimosso e il servizio è tornato online, riportando la situazione al punto di partenza.
Nel comunicato pubblicato, DomainME ha ringraziato gli utenti per la pazienza, precisando che il dominio era stato messo in pausa per motivi legati alla conformità con le regole dell’OFAC e che ora è di nuovo attivo. Restano invece fuori dal quadro i dettagli più precisi su cosa abbia innescato la richiesta iniziale, un aspetto su cui al momento non ci sono spiegazioni ufficiali più approfondite.
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