Per la prima volta in assoluto il goblin shark è stato ripreso vivo e in ottima salute nel suo ambiente naturale, giù nelle profondità oceaniche dove questo animale trascorre l’intera esistenza. Un traguardo tutt’altro che scontato, visto che fino a oggi ogni singola immagine di questo squalo era arrivata solo dopo che l’animale finiva accidentalmente su una lenza da pesca e veniva trascinato in superficie. Il risultato, guidato da un gruppo di ricerca della University of Hawai’i at Mānoa, apre una finestra inedita su uno degli squali più rari e misteriosi del pianeta.
Il nome scientifico è Mitsukurina owstoni, ma il soprannome di “fossile vivente” gli calza a pennello. Il goblin shark è infatti l’unico membro sopravvissuto di una famiglia di squali che risale a quasi 125 milioni di anni fa. Le nuove osservazioni, pubblicate sul Journal of Fish Biology, raccontano di due esemplari sani avvistati in libertà. Uno vicino a un monte sottomarino nei pressi di Jarvis Island, l’altro lungo il pendio della Fossa delle Tonga.
Un record di profondità che ridisegna la mappa
Prima di questi incontri lo squalo era conosciuto solo in aree piuttosto limitate. Le coste occidentali degli Stati Uniti, l’Australia, il Giappone nel Pacifico, più qualche zona ristretta di Atlantico e Oceano Indiano. I due nuovi avvistamenti, entrambi nel Pacifico centrale, allargano parecchio i confini geografici noti della specie.
“Vedere il più iconico di tutti gli squali di profondità vivo e in salute nel suo habitat naturale è un onore unico”, ha raccontato Aaron Judah, primo autore dello studio e dottorando al Deep-Sea Fish Ecology Lab della UH Mānoa. Ma la sorpresa più grande riguarda la profondità. L’avvistamento lungo la Fossa delle Tonga si trova quasi 700 metri più giù rispetto a dove si pensava vivesse questa creatura. E c’è di più. Quel record, spiega Judah, vale per l’intero ordine dei Lamniformes, gli squali detti anche squali mako. Un gruppo che comprende nomi famosi come il grande squalo bianco, lo squalo elefante e appunto il mako.
Filmati d’archivio e una scoperta nascosta
La prima osservazione è saltata fuori quasi per caso. Nel 2025 Judah stava parlando con alcuni colleghi del DARC, e questi hanno accennato a un possibile goblin shark ripreso durante una spedizione del 2019 a bordo della nave E/V Nautilus, tra Kingman Reef, Palmyra Atoll e Jarvis Island.
“Sono rimasto sconvolto nel sentirlo, perché non si sapeva che questa specie fosse presente nel Pacifico centrale”, ha ammesso. Il veicolo a controllo remoto Hercules aveva registrato ore di filmati, poi archiviati e resi pubblici. Riguardando le immagini, Judah ha confermato che sì, uno squalo goblin era stato catturato in video durante un’immersione trasmessa in diretta vicino a un monte sottomarino a nord ovest di Jarvis Island.
Il secondo incontro arriva invece da una spedizione del 2024 alla Fossa delle Tonga, a bordo della R/V Dagon. Una telecamera con esca montata su un lander posato sul fondale ha catturato le rare immagini di un altro esemplare che nuotava tranquillo nel suo ambiente. “Il goblin shark è uno di quegli animali carismatici di profondità che non pensavo avremmo mai visto vivo”, ha commentato Alan Jamieson, professore e direttore fondatore del Minderoo-UWA Deep-Sea Research Center e coautore dello studio.
Secondo Judah, queste scoperte dimostrano quanto sia ancora importante la ricerca di storia naturale, soprattutto negli abissi dove tantissime specie restano quasi sconosciute. “Nuove scoperte come questa dimostrano che c’è ancora tantissimo da esplorare nella nostra casa oceanica profonda”, ha detto. Con la nuova mappa geografica allargata, il goblin shark potrà finalmente entrare nei piani di gestione regionale e nelle liste di biodiversità nazionali, cosa impossibile prima, quando nessuno sapeva nemmeno che fosse lì.