Un duro colpo al fenomeno del pezzotto arriva dalla Calabria, dove la Guardia di Finanza ha smantellato tre centrali IPTV illegali e identificato 2.769 utenti finali distribuiti in 43 province italiane. Quattro cittadini italiani sono finiti nel registro degli indagati, mentre nei prossimi giorni partiranno le notifiche delle sanzioni per chi quegli abbonamenti pirata li ha acquistati. La rete, secondo gli inquirenti, avrebbe permesso di accedere a un bel pacchetto di contenuti audiovisivi a pagamento, attingendo dalle librerie di alcune tra le piattaforme più note in circolazione: Sky, Dazn, NowTv, Netflix, Disney+ e Spotify.
Chi ha utilizzato quei servizi rischia parecchio dal punto di vista economico. Le sanzioni amministrative vanno infatti da 154 a 5.000 euro, e l’importo più salato è riservato ai casi più gravi di recidiva. L’operazione porta la firma del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Crotone, affiancato dal Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e dal Nucleo Speciale Beni e Servizi Gruppo Radiodiffusione Editoria di Roma. Tutto sarebbe nato da alcune segnalazioni di operazioni sospette arrivate dal Nucleo speciale di Polizia Valutaria di Roma. Da lì è partita un’indagine finanziaria che, passo dopo passo, ha permesso di ricostruire un sistema organizzato per distribuire illegalmente materiale protetto dal diritto d’autore.
Come funzionava la rete e i numeri dell’inchiesta
Un dettaglio curioso emerso dalle carte riguarda le causali di diversi bonifici, dove compariva la dicitura IBO PLAYER PRO. Si tratta, stando alla Guardia di Finanza, di un software compatibile con la riproduzione di flussi streaming illeciti, installabile praticamente ovunque: smartphone, smart TV e computer. La struttura messa in piedi dagli indagati sarebbe stata organizzata su più livelli, quasi come un’azienda vera. In cima ci sarebbero stati gli “head-provider”, cioè i fornitori principali che gestivano l’architettura dei server sorgente. Più in basso, invece, i reseller, sparsi sul territorio nazionale e incaricati di rivendere gli abbonamenti agli utenti finali.
I prezzi? Variabili, tra i 10 e i 40 euro a seconda dei contenuti scelti. E non mancava nemmeno un servizio di assistenza clienti per chi aveva problemi con la visione, una dinamica che ricalca quella delle piattaforme legali. Gli accertamenti hanno permesso di stimare in circa 650mila euro i proventi dell’attività illecita. Quel denaro, una volta incassato, sarebbe finito anche nel circuito dell’economia legale e nell’acquisto di moneta virtuale, nel tentativo di nasconderne l’origine. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Crotone Domenico Guarascio, hanno denunciato i quattro presunti responsabili per gravi violazioni del copyright, della proprietà intellettuale e per autoriciclaggio.
Nei loro confronti è scattato anche un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per beni dal valore complessivo di circa 650mila euro. Va precisato che l’operazione, una delle prime anti-pirateria di questa portata sul territorio calabrese, si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e dovrà quindi passare al vaglio del processo, nel contraddittorio con la difesa. Sulla vicenda è intervenuto anche Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia, che ha ringraziato la Procura e la Guardia di Finanza di Crotone per “questa nuova operazione antipirateria, che conferma l’impegno costante delle forze dell’ordine a tutela di chi sceglie legalità e la loro capacità di identificare gli utenti pirata”.